Earthride @ Sinister Noise Club [Roma, 30/Aprile/2007]

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Dopo la sbornia punk di tre giorni del Road To Ruins avevo bisogno di bilanciare un po’ gli ascolti live e per il mio quinto concerto in 5 giorni decido che un bel funereo e cimiteriale mini festival doom può essere perfetto. Per cui niente più spille colorate, all stars, cravattine, magliette a strisce orizzontali, jeans stretti ma un sacco di capelloni, maglie nere con sinistri disegni catacombali, barbe e capelli lasciati crescere senza cura e ventri rigonfi di birra in lattina. Lo stand del merchandise è illuminato dai lumini che si usano al camposanto. Direi che è tutto a posto. I tre gruppi sono tutti stranieri, uno inglese (Centurions Ghost), gli altri due statunitensi. Apre il gruppo di Londra, che su etichetta I Hate Records ha appena pubblicato “A Sign Of Things To Come” e l’aria si fa subito pesante. Doom metal nella miglior tradizione inglese dei primissimi Cathedral e Anathema (i bei tempi di “Pentecost III”). La chitarrista per dissetarsi tracanna del Yegermaister. Il pubblico apprezza moltissimo e anche io inizio a scuotere il capoccione al ritmo degli elefantiaci riff dei due chitarristi. Bravi a non annoiare con delle ritmiche squadrate, da tenere d’occhio assolutamente. Li salutiamo con le corna al cielo mentre il barbuto cantante ci benedice con un rutto.

I The Gates Of Slumber da Indianapolis sono un gruppo pazzesco. Guidati da un chitarrista/cantante con una trucidissima faccia da ergastolano (e trippa al vento) hanno offerto un concerto da ricordare a ogni fetido amante del metallo nero. Si definiscono devoti alla maestosità dei Black Sabbath, alla potenza dei Saint Vitus, alla melodia degli Iron Maiden mescolate con Thin Lizzy, Mercyful Fate, Rainbow e altri gruppacci. E c’è da dire che è assolutamente veritiero. La band suona un metal molto seventies, certo influenzatissimo dai Sabbath ma che non disdegna gli assoli melodici, qualche sgroppata “veloce” (beh veloce è un termine da usare con calma quando si parla di doom) dei primi Maiden e molti soli melodici alla Rainbow appunto. Risultato: un concerto da indemoniati. Il pubblico, aizzato dall’ergastolano di cui sopra, inizia un furioso headbanging, e persino stagediving (nientemeno!) mentre io attendo che da un momento all’altro salga dalle viscere della terra un caprone puzzolente di zolfo, visto il mortifero suono emanato da questi pazzoidi. Straordinari e dominatori della serata.

Chiudono gli Earthride dal Maryland che sta al doom come Orange County sta al punk rock visto che da lì sono venuti anche Pentagram, Internal Void, Wretched, Iron Man, Unorthodox, e Spirit Caravan. Che poi è tutto un giro giro tondo visto che il batterista Eric Little suonava con gli Internal Void e il cantante Dave Sherman era nei Wretched, coadiuvati da sua maestà Wino. Sinceramente non capisco tutto quest’entusiasmo per codesto gruppo. Me li avevano presentati come un incrocio tra Motorhead e Black Sabbath e mi era venuta l’acquolina in bocca. Già su disco non mi avevano entusiasmato ma speravo in un live battagliero. Invece sono stati flosci. Certo hanno avuto la sfiga di avere il frontman con una gamba rotta che ha cantato con le stampelle da seduto alzando quest’ultima per incitarci, però non è una scusa sufficiente. Doom standard con suoni troppo fiochi per incantarmi. Detto tra noi persino i Centurions Ghost sono stati decisamente meglio. Un gruppo onesto nulla di più. Non vedo questo alone di culto di cui tutti parlano. Ci rivediamo agli Orange Goblin!.

Dante Natale

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