Dum Dum Girls @ Traffic [Roma, 16/Maggio/2014]

574

Qualche giorno fa, impegnato nell’eterna lotta tra i dischi che aumentano e lo spazio per contenerli che resta invariato, mentre tentavo di trovare una quadratura dei rettangoli ed allo stesso tempo una dignitosa e democratica collocazione per tutti gli album, con lo spirito di chi è alle prese con un cubo di Rubik, ho scoperto una cosa. Comprare dischi al termine dei live è pratica abbastanza consueta, ma solo di una band possedevo l’intera discografia acquistata direttamente dalle mani dell’intrigante frontman. Le Dum Dum Girls sono un quartetto garage di Los Angeles, giunto al terzo LP (altrettanti gli EP prodotti, peraltro veri e propri fiori all’occhiello) e capeggiato da Dee Dee Penny, nome d’arte di Kristen Gundred, moglie di Brandon Welchez dei Crocodiles. Proprio con il consorte, dopo aver suonato canzoni delle rispettive band sui palchi di mezza Italia nel 2011, presenterà a breve un imminente progetto di coppia sotto il moniker di Haunted Hearts. La sua band al femminile passa invece in Italia per tre date (Milano, Roma, Carpi) come parte del tour promozionale di ‘Too True’, un lavoro gradevole e toccante, ma senza la presenza di un brano indimenticabile che svetti sugli altri, come accaduto in ogni loro precedente produzione.

Il viaggio per arrivare al Traffic, una buona quarantina di minuti pigiando sull’acceleratore in maniera abbastanza spregiudicata, lo faremo portando ancora negli occhi un report fotografico del live milanese della sera precedente, nel quale Dee Dee veniva ritratta con indosso un velo trasparente usato come top e la totale assenza dell’intimo di sostegno che permetteva così agli spettatori lombardi di ammirare le sue generose forme. Ci diciamo che no, non potrà ripetere l’esperienza a Roma, in quanto, come suggerisce un amico, qualcuno rischierebbe l’invasione di palco ed il conseguente arresto per reati di testosterone. Giunti al locale di Via Prenestina alcuni giri di lancette prima delle 23, troviamo sul palco The Lad and the Others, quartetto romano attivo da un paio d’anni ed incaricato di riscaldare l’ambiente. Non abbiamo velleità da tecnici del suono, ma la prima cosa che ci salterà all’orecchio sarà l’acustica del Traffic, sensibilmente migliorata rispetto a qualche tempo fa. Ai dum dum boys di serata, tutti castani e con barba incolta, non mancherà l’energia, né l’ironia per tenere il palco, mentre i loro pezzi con testi in inglese risulteranno un po’ privi di originalità, riuscendo comunque a farsi apprezzare ed a riuscire nel compito a loro assegnato di riscaldare i presenti. La location, che si sviluppa in lunghezza, è al solito accogliente e non manca nulla per passare una piacevole serata. La cornice di pubblico risulta buona e, ascoltando il tenore delle conversazioni, anche abbastanza competente. Senza troppa fatica riusciamo ad insediarci proprio sotto il palco, in quella che in altri locali si chiamerebbe transenna. Qui però non ci sono divisori o aree fotografi a ridosso dello stage, così potremo vivere la rara esperienza di sentirci un tutt’uno con le artiste e notare ogni espressione, dettaglio o imperfezione nel corso della performance. L’allestimento sarà composto da un grande cuore posizionato dietro alla postazione della batterista. Davanti, sulle aste dei microfoni del tridente più vicino al pubblico (da sinistra a destra, chitarrista – cantante – batterista) verranno legati dei mazzi di fiori che, visto il look total black delle musiciste, conferiranno al palco un aria più funerea che esotica. La sorpresa, quando saliranno sul palco, sarà che oltre alle quattro girls si presenterà anche un quinto elemento, un ragazzo alto e pallido, nel ruolo di chitarrista di supporto. Presenza assai discreta e quasi decorativa la sua, posizionato nelle retrovie e alla resa dei conti ben poco impegnato. La magnetica Dee Dee, come previsto, si è cambiata d’abito rispetto alla serata meneghina, mostrandosi in un tubino di latex che scollina di poco l’inguine, ma che risulta molto sobrio se confrontato all’outfit del concerto precedente. Un’apparenza così vistosa potrebbe essere facilmente scambiata come fumo negli occhi, lanciato agli spettatori come amo a fronte di un live scadente. Nulla di più sbagliato: le ragazze sanno fare musica e la sanno fare bene. La batterista di origini asiatiche Sandy, che tra le altre band ha suonato anche con The Raveonettes e Dirty Beaches, non risparmierà neanche una stilla di energia, a costo di farsi notare spesso boccheggiante tra un brano e l’altro. Jules, la chitarrista, ci fisserà negli occhi per non meno di dieci secondi, con uno sguardo tra l’assassino ed il seducente, ma noi, non per timidezza, bensì per puro interesse scientifico-musicale, guarderemo quasi sempre un po’ più giù, dove sono posti pedali e distorsori, da lei utilizzati con perizia e parsimonia. Al vertice opposto del palco, la bassista Malia, nome d’arte da fare gli scongiuri ed unica sul palco ad indossare un abito austero, darà il ritmo senza far trasparire particolari emozioni. Il rapporto col pubblico sarà totalmente assente. Il muro, più che dal suono, sembra composto dall’atteggiamento delle artiste. Sembrano quasi dire “siamo troppo fighe per parlare con voi”, ma è solo una posa e probabilmente anche un modo per mantenere alta la concentrazione: quando il live sarà concluso, con un encore lungo due brani ed un un’interpretazione di ‘Coming Down’ al limite del commovente per la sua perfezione, Dee Dee, moderna Venditti, sussurrerà “Grazie Roma” accennando un sorriso. Anche le altre ragazze si scioglieranno, come se fossero state in apnea durante il corso di tutta la performance. Gli applausi arriveranno spontanei e dal cuore, l’ultimo acuto della cantante è riuscito a soddisfare anche quelli entrati al Traffic col naso storto e tanta voglia di criticare. Tra quelli che usciranno col naso storto, ma solo per ragioni anatomiche che mai si sono premurati di correggere, ci saremo soltanto noi, mentre Dee Dee verrà presa d’assalto dai fan che chiedono una foto ricordo e riuscirà, non senza fatica, a sfuggire dalle loro grinfie per dirigersi al banchetto del merchandising, il nostro personale mezzogiorno di fuoco. Stavolta cosa prevarrà? il collezionismo sfrenato o l’assennatezza di non aggiungere un’altra facciata a complicare ulteriormente il nostro cubo di Rubik? Ne discuterò con lei, ma almeno questo dettaglio lasciatemelo tenere per me.

Andrea Lucarini

Foto dell’autore.

dum1

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here