Don Caballero @ Spazio 211 [Torino, 1/Novembre/2008]

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Li chiameremo i praticoni della musica, i joetheplumber della chitarra, gli sgobboni che non hanno tempo da perdere in chiacchiere: a lor signori i Don Caballero la definizione calza a pennello, impegnati come saranno a scrutare i loro attrezzi da lavoro per tutta la durata del concerto. Non stupisca quindi che a fare da protagonista dello show sia stato il corpulento batterista Damon Che, presentatosi già a torso nudo per portarsi avanti con il lavoro. I due compagni di bottega divertono quando giocano ad intrecciare gli alti e bassi delle rispettive chitarre in spigolosi reticolati di rock matematico: eppure, se il loro pregiato artigianato non si trasforma in un noioso lavoro di cesello nel giro dei primi venti minuti, il merito va proprio al primo battitore, che tiene da Dio un tempo sorprendentemente ballabile. Poche parole durante le canzoni, poche di più nell’intervallo fra un pezzo e l’altro, la maggior parte proviene comunque dalla bocca del solito Damon, a rimproverare – e non gli si può certo dar torto – un pubblico distratto per i loro fastidiosi “blablabla” di sottofondo. Niente chiacchiere, si diceva. Fortuna che la tendenza a sbracare nei territori propri del metallo ignorante copre adeguatamente il tutto e sa accontentare chi, oltre al tecnicismo, apprezza la potenza. Finale con Che dietro il microfono come ultimo sfregio, ad omaggiarci di un hard rock urlato e cafonissimo sul modello di Ac/Dc imbruttiti: per la fortunata serie “Mathal never die”.

Simone Dotto

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