Don Caballero @ Circolo degli Artisti [Roma, 30/Ottobre/2008]

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Dopo una convincente esibizione dei romani Poppy’s Portrait, che si confermano, se ce ne fosse ancora bisogno, una delle realtà musicali più interessanti della capitale e non, sale sul palco la band di Pittsburgh. Reduci dall’ultimo lavoro, ‘Punkgasm’, padrini del math rock, anche se loro hanno sempre rifiutato di essere rinchiusi dentro una definizione. Eccoli, quei Don Caballero che hanno influenzato innumerevoli band per anni a venire, o almeno ciò che ne rimane. Un impatto al fulmicotone, che brucia gli astanti attraverso ritmiche inverse, geometrie matematiche, complesse eppure caotiche. È la band di Damon Che Fitzgerald, unico membro fondatore ancora nella line-up, ed è lui la vera primadonna stasera. Attitudine punk in un’esecuzione tecnicamente impagabile. La batteria di Che colpisce vorticosa come un macigno. La maestria si sposa al turbinante urtare dei suoni, a tratti ipnotici, nell’espressiva cadenza, nel magnetico tonfo cupo e pieno del rullante amplificato coeso ai riff massicci di Gene Doyle. Intensi e brucianti, tecnici eppure comunicativi. Sono loro, i Don Caballero, un‘esperienza sonora da vivere a pieni sensi: mani, occhi, orecchie soprattutto. Controtempi jazzati, strumentali articolati su un impianto solido. Pezzi dalle costruzioni ritmiche intricate si alternano a brani più ossessivi in cui il basso di Jason Jouver diviene più corposo in ritmiche  reiterate. Un‘ora e un quarto circa e poi il bis, il finale. Tutto in crescendo per poi chiudersi in un piano che chiosa in un pianissimo. È stato davvero un orgasmo di suoni.

Mariagloria Fontana

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