Does It Offend You, Yeah? @ Circolo degli Artisti [Roma, 6/Gennaio/2011]

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Siete di quelli convinti che rock ed elettronica siano mondi opposti ed inconciliabili? Che chitarre e sintetizzatori siano simboli di appartenenza univoca e fiera? Che pesce e carne non vadano accostati nello stesso pasto? Non siate così anni ’90. Questa è l’era della completa contaminazione, e i Does It Offend You, Yeah? ne incarnano appieno lo spirito, con l’indubbio merito di esserci arrivati con un mese o due d’anticipo rispetto al resto dell’ondata di gruppi indie-electro-rock che affollano la scena UK. L’altro grande merito dei DIOYY è una potenza sonora invidiabile, basata su un cassa/rullante implacabile e continuo, intorno al quale incastrare riff prepotenti di basso, synth vari e chitarra distorta. Uno scontro frontale fra ballabilità electro e violenza rock, un’esplosione sonora che trascina il pubblico (giovane e numerosissimo) in una via di mezzo fra scuotimenti da rave e pogo punk. Anche l’atteggiamento della band è sospeso fra l’irruenza di stampo punk-rock (mediata da un certo understatement britannico) ed una nuova estetica da anti-star: abbigliamento anonimo, pochissimo dialogo col pubblico (quando parla il cantante sembra proprio non trovare le parole che cerca…), poche luci sul palco: a tratti la band è quasi invisibile, proprio come in un rave, in cui il dj non è la star, bensì uno strumento al servizio della folla. Nel complesso l’esperienza è divertente, benché non folgorante: la formula è piuttosto ripetitiva e prevedibile, ma comunque molto efficace. Uniche pecche una qualità audio non eccellente (AAA cercasi sub-woofer) e la durata (meno di un’ora di concerto? Appena l’antipasto, rispetto ad un rave…). Per il resto, molto sudore e molti ormoni, come da buona tradizione rock. O electro. Oh, insomma, fate voi.

Emanuele Flandoli