D.O.A.@ Cox18 [Milano, 8/Aprile/2009]

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Molti sono stati i tour e diverse le motivazioni che hanno spinto più di una volta la band di Vancouver fino in Italia. Probabilmente amano parecchio il nostro paese o più semplicemente sono accolti con grossa trepidazione ed attenzione. Ma questa volta c’è da brindare o almeno farsi una birra in più “alla faccia loro” dato che il tour iniziato nel 2008 e che li ha condotti in Italia per l’ennesima volta sancisce i loro trent’anni di attività. L’ultimo album ‘Northern Avenger ‘ (2008) prodotto nientepopodimeno che da Bob Rock (Metallica) ha infatti tale presupposto. Una band vivace e allo stesso tempo incredibilmente incapace a morire. Una band in grado di rigenerarsi e adattarsi anche ai mutamenti sonori oltre che alle aspettative di chi li segue da anni. Dal secondo album ‘Hardcore ‘81’,che diede il nome all’omonimo movimento, si sono susseguiti e affiancati alla band molti musicisti e personaggi del calibro di Jello Biafra (Dead Kennedys). Solo il frontman e leader indiscusso del gruppo, Joey “Shithead” Keithley è rimasto sempre al suo posto. Ciò probabilmente ha fatto la differenza e la fortuna dei D.O.A. rispetto ad altre realtà. In trent’anni sono stati sfornati ben 23 album alcuni dei quali di rottura evidenziando delle capacità espressive e culturali che prescindono dal punk/hardcore. Un esempio su tutti ‘War On 45’ che miscela col punk sonorità funkeggianti e reggaeggianti. Ma veniamo al concerto.

E’ presente tutta la scena milanese degli skaters, dei punk e dei rockabilly degli anni ’80. Alcuni dei quali, a sentire Rick, Fritz e Joe orma irriconoscibili nel senso migliore del termine. I gruppi spalla cominciano sul tardi, intorno alle 23. Tra le persone si aggira anche Marco Philopat (tra i sui libri più significativi ‘Costretti a Sanguinare’ Shake 1997; ‘La banda Bellini’ Shake 2002) che tenta come noi di intervistare Joey per il suo prossimo libro. Ma il “vecchio” Shithead è purtroppo introvabile.  Compare più tardi dietro il bancone del Cox18 quando i giovanissimi Seditius danno il via alla serata suonando un acerbo ma preciso punk/HC. Seguono i Crash Box, storica e gloriosa band dell’hardcore nostrano attiva fin dagli anni ’80. Girava voce che quello del CSOA Conchetta fosse stato l’ultimo loro concerto. Ma Marco ‘Maniglia’ ci tiene a precisare che per adesso non hanno assolutamente intenzione di mollare la presa. Cominciano con ‘Vivi’ passando per ‘Sangue’, ‘Sul Filo Del Rasoio’ ‘Veleno Per Voi’ e finiscono sulle note di ‘Nato Per Essere Veloce’ che effettivamente non fa una piega. Supersonici.

Salta sul palco Joey. E’ ora della band canadese. Li introduce Philopat che recita un breve monologo alla Allen Ginsberg a sostegno del Cox18 chiuso qualche mese fa dal Comune di Milano ma subito dopo rioccupato. L’impatto sonoro non è quello dell’’84 a causa dell’impianto leggermente sottodimensionato per un gruppo come i D.O.A.. ‘The Agony And The Ecstsy’ e ‘D.O.A.’ sono i primi due pezzi che consentono ai fonici di assestare il sound. Le immagini scorrono su tutti i monitor e televisori disseminati nella sala. Un pogo frenetico parte dalle retrovie e si insinua fin sul palco a due passi da Joey che con una ginocchiata scansa uno dei giovani saltatori. Siamo costretti a sederci sul palco tanta è la gente che ancora tenta di entrare nel Centro Sociale. Seguono alternati i vecchi pezzi con i nuovi; primo tra tutti ‘Human Bomb’. Si prosegue con la classica – allitterazioni a parte – ‘Class War’, ‘2+2’, e ‘Police Brutality’, tratto anch’esso dall’ultimo album. E’ la volta poi del loro primo 7’’ ‘Disco Suck’. A questo punto la situazione degenera e vola in cielo di tutto. Il r’n’r in chiave pistolsiana di ‘The Enemy’ riporta la calma fino a che il power trio non parte con ‘The Prisoner’. Col penultimo pezzo Shithead contraccambia l’accoglienza mostrata e ci ringrazia con ‘That’s Amore’ di Harry Warren (1952) e tanto per ribadire l’impegno politico del progetto D.O.A. ci saluta con ‘ Fucked Up Bush’. In totale hanno suonato più di trenta pezzi, eseguiti con rabbia e velocità anfetaminica grazie anche alla giovane sezione ritmica (Floor Tom Jones alla batteria e Dirty Dan Sedan al basso).

Un ottimo concerto hardcore come non se ne vedevano da tempo. Ma in fondo si è trattato dei D.O.A. e questa è evidentemente la più semplice delle spiegazioni.

Andrea Rocca

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