Dissonanze @ Palazzo Dei Congressi [Roma, 9-10/Maggio/2008]

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Torna a Roma uno degli appuntamenti chiave del panorama festivaliero italiano di quest’anno: Dissonanze, festival internazionale di musica elettronica ed arte digitale. Giunto all’ottava edizione, è suddiviso in tre differenti locations: Auditorium, Ara Pacis ed il Palazzo dei Congressi all’esposizione universale, che costituisce il “fulcro” dell’intero evento. La novità dell’edizione 2008 è l’emancipazione dal clichè techno-elettronico che attanagliava le edizioni precedenti (quello dei dj e dell’elettronica di consumo), dando più spazio alla controparte “underground” del movimento costituita da waves in bilico tra ardite sperimentazioni e nuovi linguaggi, spesso radicali. Leggasi: Stephen o’ Malley, Zu, Wiese, Murcof, Ryoji Ikeda, Charlemagne Palestine. Uniche concessioni, i refoli techno-detroiani di Sabato del “salone della cultura” del Pdc e l’esibizione di Loco Dice. Così, si parte Venerdì alle h.23.00 con il crossover rock, hip hop ed elettronico di Prefuse 73 sul tetto in marmo bianco del palazzo, si passa attraverso il fuoco electro e le fiamme del duo avant pop Yacht dal Midwest, per arrivare alle ardite sperimentazione drones, noise e metal-ambient del trevigiano Nico Vascellari per l’occasione con Stephen o’ Malley (chitarrista di Sunn o’) e del noiser avanguardista newyorkese John Wiese. Nota di merito della prima giornata al canadese Caribou (h.2.00 Aula Magna, posti a sedere), un ex compositore folk-tronico con un bel progetto post rock visionario e percussivo (2 batterie), simile ai Trans Am prima maniera ed infine ai No Age, che nonostante i problemi tecnici riescono a trasmettere (in due, chitarra e batteria) forti sensazione indie-rock richiamando i bei tempi che furono: Beat Happening, Husker Du, My Bloody Valentine. La tesi dello sdoganamento techno-elettronico è bella e servita. Da questo punto di vista il secondo giorno è ancora più indicativo, considerando la prevalenza di set “interamente suonati” a discapito di laptop, synth e similia. Ed allora, aprono le danze le glorie krautrock Cluster, continua il messicano Murcof (sempre in Aula Magna) con un set di sonorizzazione ambient isolazionista, proseguono Fujiya & Miyagi con chitarre, basso, batteria ed elettronica, si conclude il tutto con gli Zu, che danno vita al set di maggior impatto dell’intera manifestazione. Gli ampli aperti al massimo ed il muro di suono che conosciamo bene per fare la “cornice” alle immagini di Scarful. Discorso a parte i Brasilintime di Tony Allen, batterista nigeriano inventore dell’Afro Beat già al soldo di Fela Kuti. Il collettivo si presenta con un set di tre batterie (tre!), due dj ed il producer americano di fama mondiale Madlib ed il tutto è una macchina di ritmo, divertimento e precisione. Dissonanze si conferma come uno dei festival più interessanti della stagione, l’organizzazione è impeccabile (il timing degli interventi è preciso), la fama di “festival elettronico” è lasciata alle spalle. Alla fine lungo la strada sorge repentina una domanda: quale sarà il destino della location curata da Nero Magazine, l’Ara Pacis?

Gaetano Lo Magro

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