Dissonanze @ Palazzo dei Congressi [Roma, 21-22/Maggio/2010]

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Comincia Venerdì 21 maggio alle h.19 presso il chiostro del Bramante di Roma la decima edizione del festival Dissonanze, oramai consolidato come principale festival italiano di arti elettroniche e digitali. Lo start è affidato a Black Fanfare, moniker dietro il quale si nasconde il giovane Demetrio Castellucci (già con la compagnia Raffaello Sanzio). Il nome è scuro ed apocalittico, come la musica del giovane Fanfare. Si scuote dietro il cappuccio: All Stars, jeans e felpa nera indosso. Bellissimo il set. Si prosegue con l’islandese Ben Frost, uno dei musicisti più attesi dell’intero festival. Utilizza chitarra, laptop e registratori a cassetta. C’è qualcosa di ancestrale nella sua musica, un qualcosa che sembra nascere da moti interiori: suoni armonici e melodia pura, accenni di musica concreta e fields recordings, droni perforanti. Set dal vivo elevato ed immaginifico, come quello del collettivo Assume Vivid Astro Focus, un’ora dopo. Eli Sudbrack (titolare del progetto) reinterpreta con la sua spettacolare orchestra lo spazio del Chiostro del Bramante in un folle carnevale di luci, colori e costumi, proseguendo idealmente il discorso intrapreso poco prima da Nico Vascellari. Alle 24.00 ci spostiamo al Palazzo dei Congressi per il live del quartetto newyorkese Neon Indian, eroi dei synth-pop dai riverberi italo disco e dalle venature lisergiche, di cui si parla un gran bene. La proposta è interessante, peccato lo spazio del foyer dell’Aula Magna non sia tra i migliori per ospitare un concerto.

Il fulcro della seconda giornata del festival sta tutto sul tetto del Palazzo dei Congressi. Si esibiscono in ordine: Gonjasufi, Gil Scott Heron, Jamie Lidell e la nuova sensazione newyorkese The Phenomenal Handclap Band. Appena approdato in casa Warp, il losangelino Gonjasufi è roba che scotta. Accompagnato da Gaslam Killer, esegue un set folle ed irresponsabile: elettronica vintage contemporanea mischiata a rock, psichedelia e folli deliri mistici. Bellissimo. Venti minuti in compagnia di Gil Scott Heron poi seguiamo giù il genio Pantha Du Prince (inizia puntualissimo alle 22.00). L’attesissimo set del producer tedesco si muove tra eleganti e romantiche aperture ambientali e nerissime pulsazioni minimal techno, stile prima scena di Detroit. Risalendo in terrazza ci accoglie il soul, il funk, le derive elettroniche ed i motivi psyco-pop di Jamie Lidell. Il recente approdo mainstream dell’artista americano sembrerebbe in qualche modo un controsenso pensando al coraggioso lavoro di ricerca e sperimentazione che ha compiuto in coppia con Cristian Vogel (nel leggendario progetto Super_Collider). Ma il talento vocale di Lidell è talmente grande e cristallino che il grande pubblico, anche quello più pretenzioso e radicale, non può non apprezzarlo. Ultima esibizione è Phenomenal Handclap Band, una delle più chiacchierate realtà underground del momento e fresca di debutto per la label tedesca ultra-cool Gomma. Una superband di ben otto elementi, giro TV On The Radio-Dfa. Un idea che rappresenta il passo successivo alle mutazioni rock dance newyorkesi degli ultimi anni. Che dal vivo è tutto un revival disco-rock con neo-psichedelia mescolata ad irresistibile funk. Che ad essere ascoltata è puro divertimento incendiario ad altissimo godimento. Su la mani, il set migliore dell’intero festival.

Gaetano Lo Magro

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