Disslab (Ryoji Ikeda + Carter Tutti + Vaghe Stelle) @ Teatro Palladium [Roma, 3/Dicembre/2011]

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Mamma mia che serata! Il teatro Palladium trasformato in arena senza posti a sedere e tre live di musica elettronica e visual art, che fanno del primo appuntamento di DISSLAB un esperimento del tutto riuscito. Appendice di Digitalife2, mostra sulle frontiere dell’arte digitale (aperta fino all’11 dicembre presso l’ex Gil di Trastevere), e nato da una costola di Dissonanze, festival di musica e arti elettroniche di lunga data, il LABoratorio concentra in un set di tre ore circa tre voci di frontiera della creazione digitale: Vaghe Stelle & Lorenzo Senni che hanno presentato ‘Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation’; Carter Tutti con ‘Harmonic Coaction’ e infine Ryoji Ikeda e il suo ‘Test Pattern’.

Buio pesto, una sagoma sale sul palco, si posiziona dietro il desk con MacBook e altre strumentazioni, intanto, un fascio di luci laser dalla sinistra del palco colpisce di verde il pubblico e la sala. I primi a esibirsi sono Vaghe Stelle (live set) e Lorenzo Senni (laser). Giovani performers italiani che hanno prodotto per l’occasione il brano presentato al pubblico romano. Voce campionata dal vivo e sound dominato da un’atmosfera sonica, veloce, scalpitante. Da far danzare.

Decisamente più soft l’ambiente generato dal duo Chris Carter & Cosey Fanni Tutti (aka Christine Carol Newby). Gli ex COUM Transmissions (gruppo britannico degli anni ’70 degni di nota per gli happening anarco-immersivi) e Throbbing Gristle (tra i pionieri dell’industrial e celebri per i loro live provocatori). Dopo lo scioglimento dei TG nel 1981, Chris & Cosey si sono dedicati alla ricerca di linee melodiche (elettroniche) che potessero coinvolgere i corpi del pubblico in maniera meno indisponente (gli anni Settanta erano alle spalle e si entrava nei sintetici Ottanta), ma non certo meno impattante. Con il nuovo millennio sono diventati Carter Tutti, inaugurando una nuova pagina creativa volta in direzione più ambient e immersa nei drones.

Tornando al palco… lei seduta, quasi nascosta dietro il laptop (no Mac!), occhiali che riflettono e non fanno intravedere nulla, lui meno composto, ma iper-concentrato. Alle loro spalle viene trasmesso un video fatto di foto manipolate, di immagini che assumono forme fluide in continua evoluzione. Il lavoro musicale, intanto, immerge in un viaggio nel tempo, in un’epoca pre-umana. Un’era in cui i movimenti tellurici potevano essere udibili, dove le caverne emettevano suoni da albori del mondo. Sfrigolii. Versi striduli. Scie sonore. Folate di vento. Stridere di ghiacci. Il tutto sopra un tappeto di bassi a massaggiare le pance dell’ascoltatore, perso tra i battiti ancestrali. Molto apprezzata la loro performance. Al termine il pubblico li acclama e non smette di applaudire.

È il momento di Ikeda. Compositore di musica elettronica e artista visivo. La sua ricerca volge verso la rappresentazione visibile di concetti fisici e matematici. Nel 2006 con ‘Datamatics’ (progetto composto di sculture, suoni, immagini in movimento) ha studiato la capacità che ognuno di noi ha di percepire i dati che permeano il mondo. Considerato tra i padri dell’elettronica minimal. Con ‘Matrix’ (2000) ha vinto il Golden Nica Award and Ars Eletronica. ‘Test Pattern’ chiude un ciclo, venne rappresentato per la prima volta tre anni fa durante l’ottava edizione di Dissonanze e ora, per l’ultima esibizione, il giapponese ha scelto nuovamente Roma. Il suo show multimediale non si lascia attendere troppo. Entra con il suo tecnologico desk. Indossa occhiali scuri e un copricapo nero. Pochi attimi e si entra in un’altra dimensione. Il video dietro di lui diventa ipnotico: linee, punti, strisce, fasce, croci, rettangoli in bianco e nero. Il linguaggio binario degli opposti, le strisce dei codici a barre diventano arte visuale attraverso un software che converte in matrici qualsiasi tipo di dati (testo, audio, immagini, video). I frame sono ultra-veloci, la sincronizzazione con il suono è perfetta. La frequenza dei bit è altissima e i toni acuti. Il suono diventa fisico, fastidioso. Il pubblico partecipa con urla di approvazione, di godimento o al contrario di ferita. I bassi tagliano la gola con la precisione di un laser. I sibili, le scariche sono così magnetiche da far rizzare i peli sulle braccia, come una radiazione. Mitragliate, bombardamenti e la sensazione di essere scannerizzati in un mondo digitale, in una terza guerra mondiale in formato numerico.

Lina Rignanese

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