Disco Drive + Settlefish @ Circolo degli Artisti [Roma, 7/Gennaio/2006]

379

Chiariamo subito un punto fondamentale. Che cosa hanno in meno queste due formazioni italiane rispetto ai tanto celebrati colleghi inglesi (soprattutto inglesi) che vengono “lanciati” come idoli dalla stampa d’oltre Manica e accolti dalle nostre braccia pelose come se fossero i salvatori del rock targato nuovo millennio? Cosa cazzo hanno di meno? Purtroppo per loro la carta d’identità che certifica la nascita italiana. Per il resto davvero nulla o quasi. Dopo questa doverosa introduzione a favore del tricolore molto spesso vilipeso da un’innata esterofilia col tempo divenuta cronica ed incurabile… dobbiamo dire che quel “quasi” ha inficiato una serata altrimenti divertente, coinvolgente a sprazzi e curiosa nello scoprire i Settlefish reduci dal loro secondo lavoro ‘The Plural Of The Choir’. Entrambe le band (amiche) sono di casa Unhip e ad aprire il primo sabato 2006 al Circolo ci pensano i cinque Settlefish che possiamo definire, senza esagerare, gli Sparta dello stivale. Il loro approccio è tagliente, fulmineo, sincopato e allo stesso melodico. Gli At The Drive In aleggiano in modo opprimente nella prima parte del set, poi quando smussano e leniscono il dolore di alcuni brani, sembrano appunto la costola Sparta nata dalla scissione della formazione texana. Il cantante prova a reincarnarsi in Cedric Bixler, tiene il palco con ardente gagliardia, è un ottimo front man che trascina la band anche quando tendono ad avvicinarsi ad entità new wave of new wave che farebbero bene a tenere a distanza. Grande poi la scelta di coverizzare un brano dei chicagoiani Red Red Meat, del resto il leader Tim Rutili (vedi anche Califone) ha diretto il video del loro singolo ‘The Barnacle Beach’, non essendo nuovo a questo lavoro avendo realizzato clip anche per Mudhoney, Veruca Salt e Kelly Deal 6000. Come dite? Mi sono dimenticato il quasi? Arriva alla fine. Il finale diluito, lisergico e noise è davvero di ottima fattura ma l’abbandono del palco con il broncio da super star era meglio lasciarlo nelle valigie.

I Disco Drive di Torino li avevamo trattati allorchè giunsero a fare da spalla al concerto del grande Greg Dulli in compagnia dei Twilight Singers. Sono la prima band nostrana a dedicarsi completamente (troppo forse) al punk funk di matrice british. Line up triangolare che questa volta convince meno se paragonata all’esibizione passata. Il pubblico non è caloroso, complice anche l’imminente inizio della discoteca, ma i nostri compari ci mettono poco del loro. Il batterista (ecco l’altro quasi) fa di tutto per rendersi antipatico. Si mette in calzoncini dorati rendendo omaggio al leader dei !!! (nel finale gliene renderà un altro salendo sulle casse impilate), apre la serata, bestemmia al fonico quando non sente il ritorno, coreografa i suoi colpi percussivi neanche fosse Tommy Lee dei bei tempi. Alla fine chiudono con una cover dei Ramones (‘Now I Wanna Sniff Some Glue’) riconosciuta subito dal solo solido Aguirre. Difficile prevedere quanto orizzonte calpestabile abbiano ancora da percorrere questo tipo di band… troppo derivative appaiono infatti le loro coordinate sonore. Per adesso tanti complimenti ed un consiglio paterno: fly down please!

Emanuele Tamagnini

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here