Disco Drive + Poppy's Portrait @ Circolo degli Artisti [Roma, 30/Settembre/2006]

393

[Più che altro per]
Più che altro per rendervi partecipi. Più che altro per la nostra indefessa voglia di cronaca. Più che altro per amorevole passione nei confronti della musica e dei nuovi salotti. Dei Poppy’s Portrait sapete già tutto. Sono uno dei pallini vincenti di Nerds Attack. La biglia fortunata che ci portiamo sempre in tasca. La patente di guida. Il motivo per accomodarsi beatamente nell’accogliente nuovo giardino del Circolo degli Artisti. Dove giardino è sinonimo di parterre. Il posto paradisiaco dove sostare i fine settimana. Il paese fertile della Roma che suona e suonicchia. Il punto d’incontro. Più che altro per presenziare sorreggendo i propri vessilli. Piacevole. Dispersivo. A tratti sfiancante.

Ho voglia di un cornetto. Aguirre di una Napoli e di un otre di birra. A metà strada vince la fame. Io, lei e LUI. Una sfida con il tempo e con i camerieri. In un’ora netta vinciamo il conto e ci dirigiamo puntuali all’appuntamento con la banda Cerroni. Power trio dannato e sonico. Ma di questo già siete al corrente. Serve più che altro per ricordarvelo. E’ la presentazione ufficiale del recentissimo nuovo EP “Room”. Tre artwork differenti. Tre musicisti differenti ma coagulati come piastrine sanguigne. Senza sintonia non c’è ascolto. Senza ascolto non c’è musica. Il set è come sempre diluito e allo stesso tempo furente nelle progressioni finali. Più che altro per scuotere e schiaffeggiare. Per assestare l’ennesima dimostrazione di come per emozionare e “colpire” ci sia bisogno di tirar fuori il suono. Anzi il SUONO. Che è come camminare sull’acqua senza bagnarsi. Poppy’s Portrait. Più che altro per non dimenticare.

Tocca ai torinesi Disco Drive prendere il posto dei PP nel cuore della gente. Quarta volta a Roma. Terza nel club degli Artisti. Ultima data di un tour lungo due anni. Da febbraio non c’è più Andrea Pomini (e si sente), da qualche mese è in circolazione il nuovo “Very Ep”. Che nulla aggiunge alle smanie punk funk dei ragazzi. Che purtroppo rendono agli astanti la loro peggiore performance di quelle griffate capitale. Non convincono le code strumentali percussive. Stanchezza? Smarrimento? Di certo avranno tempo e modo di riflettere e carburare per pianificare il prossimo futuro.

La serata fredda e spigolosa continua all’esterno. Dove la gente nel frattempo è triplicata. Ci sono quasi tutti. Anche un manipolatore di crepe vestito come Morgan che parla di Carmelo Bene. Aguirre risponde con movenze da teatro Kabuki. La rissa è nell’aria. Del resto, fottuto il mio pupazzetto, dovevi solo fare una merdosa pastella su una piastra arroventata! Umanità in mostra. Disumanità latente. La notte, però, è ancora lunga.

Emanuele Tamagnini

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here