DiROCKato Festival @ Largo Portavecchia [Monopoli, 22-23/Agosto/2014]

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V edizione del Dirockato festival di Monopoli che torna nella sua sede storica, largo Portavecchia, praticamente in braccio al mare, spazio più piccolo ma più suggestivo rispetto allo scorso anno. Il numero dei gruppi è diminuito, anche i giorni, non più tre ma due, colpa della solita crisi e dei fondi pubblici che chissà son stati dirottati magari sulla fondamentale kermesse di Miss Puglia che si teneva lo stesso giorno nella piazza accanto. Tutto ciò non ha minimamente scalfito la tenacia dei ragazzi monopolitani che hanno messo in piedi un’altra edizione di degnissimo rispetto. Tutto sempre rigorosamente gratis. E stavolta con il mare alle spalle del palco. Apertura per i locali Acquasumarte, genere gentilizio, un folk semplice e umile che ha avuto quindi un sincero apprezzamento. Un sax, un cantautorato vecchio stile, qualche batteria un po’ troppo zumpa-pa ma alla fine ammetto che mi son piaciuti, i testi non erano male e le melodie sia vocali che musicali non scontate, anzi. Semplicità che contagia. Applausi da tutti, croce rossa e bimbi inclusi. I quattro brani lasciati suonare agli Ecole Du Ciel invece hanno invece paralizzato tutto il pubblico presente, ancora un po’ assonnato dal bagno pomeridiano probabilmente e quindi in questa fase iniziale poco partecipe. Ma gli Ecole non hanno altri pensieri che la musica e suonando come gli At The Drive-In, si piegano sugli strumenti quasi scomparendo, pestando e urlando. Piccolo capolavoro l’ultimo brano. Il chitarrista abbandona la chitarra e si arma di tamburo. Arriva cattivissmo un brano batteria-tamburo-basso che possiede gli Ecole. Si spingono verso l’autodistruzione, bagnano di sudore le assi del palco e le prime file. Vanno via tra applausi e urla al cielo in loro devozione. Segnatevi il nome: Ecole Du Ciel, da Bari. Intermezzo per passare ai due gruppi “importanti” della serata e far riempire la piazza che con passar del tempo è andata componendosi di giovani hipster, carrozzine, passeggini, anziani e qualunque tipo di curioso. Iniziamo con i Sick Tamburo. Solo il giorno prima cercando informazioni su di loro ho scoperto che altri non sono che gli ex-Prozac+ (tra l’altro ho anche letto che ufficialmente non si sono mai sciolti e che preparano il ritorno nel 2016. Brividi di terrore). Mastico un po’ amaro visto che sono una band che non ho mai sofferto anche se sono curioso di sentire la nuova proposta. Si presentano sul palco con quattro passamontagna da banditi, suppongo che l’idea sia quella di “noi non siamo solo gli ex Prozac+”, altrimenti non se ne capirebbe il senso visto il caldo disumano che fa stasera. Figurarsi con le maschere. In verità di diverso dalla loro band madre non c’è molto anche se immagino che chi ha ascoltato per bene i dischi dirà sicuramente il contrario ma per quel che ho sentito stasera siamo lì, certo meno “one-two-three” e un po’ più brani quadrati e solidi, la voce è quasi predominio di Gianmaria mentre lei canta solo in tre o quattro brani. Non male come impatto, come coerenza di suono, arrangiamenti curati specie nelle parti elettroclash ma non riesco ad avere un’opinione certa sulla loro performance. Detto che mi è piaciuto molto l’ultimo brano ‘A.I.U.T.O’ suggerirei alla band, che suona da più di 20 anni, di evitare ancora i “Siete Fantasticiiii!!” e i “facciamo un bell’applauso a….”. Boh, rimandati, ma con più speranze che dubbi. Arriva il gran finale con Giorgio Canali e il suo power trio Rossofuoco. Ammetto di aver seguito ben poco della carriera solista dell’ex-CSI/CCCP… quindi non me ne vogliate se non vi cito neanche un titolo. 56 anni ben portati, fisico alla Iggy Pop, Giorgio sale sul palco con una sola intenzione: farsi beffe di tutto e tutti, tanto che prima del secondo brano bisbiglia e canticchia l’inizio della famigerata ‘Acido/Acida’ dei Prozac+. Ammettiamolo: tutti speravamo, in un qualunque modo, chi con repulsione, chi con commozione, che la facessero. E Giorgio ci ha letto malsanamente nel pensiero. L’impatto sonoro è portentoso, il batterista è un martello a forma di piovra, ma anche Giorgio ha energia da vendere e canta arrabbiato e disilluso i suoi versi neri. Purtroppo il suo voler essere personaggio “contro”, ostile e sgarbato gli si ritorce contro perchè dopo una bestemmia, le parolacce, i “succhiamelo e vaffanculo”, i “chi cazzo me lo ha fatto fare di venire qui a suonare con questo caldo” la gente sembra quasi più aspettare gli intermezzi di sproloqui che le canzoni vere e proprie, canzoni in cui dopo un po’ inizio a vedere una pericolosa deriva alla Vasco Rossi, specialmente sul finale di concerto. Ribadisco una grossa scarica elettrica, una gran potenza dei brani, un ottimo riscontro di pubblico, tutto suonato in maniera impeccabile da grossi musicisti, impegno massimo etc etc, ma anche qui, così come con i Sick Tamburo son rimasto interdetto e non ho capito se mi è piaciuto. Fine primo tempo.

Giorno due. Cielo nero e goccioloni fanno temere il peggio, sembra che possa saltare tutto. Si prova ad aspettare, forse passa, forse è nuvola passeggera, si tengono pronti i teloni in caso di pioggia e via si prova a partire. Aprono i Boostdabeat, quartetto votato all’elettronica, batteria inclusa, suono sax che proviene da un flauto elettrico, un paio di Apple, sinonimo oramai di “questo non è rock and roll”, samples e tastiere. Li ho trovati un po’ confusi, tra funk e freejazz, e ancora con le idee troppo in embrione, e neanche troppo originali, tanto che i Gentle Giant queste cose le facevano senza strumentazione elettrica un bel po’ di anni fa. Ma a parte ciò mi son sembrati ancora incompiuti. Il primo dei tre botti della serata arriva invece con gli A Violet Pine, scuderia Seahorse. Mostruosi. Shoegaze e post-rock fusi assieme, ecco la codifica del suono di questo trio. Purtroppo causa i ritardi per la paura della pioggia tutto è slittato e hanno potuto suonare solo una ventina di minuti. Che io non dimentico. Sopratutto nell’ultimo brano dove il dolce frastuono riversato all’infinito sull’ancora poco pubblico presente è stato struggente. Pollice altissimo. Mangio un panino all’insalata di mare, pagato solo 3€, la birra la pago 2€ e attendo i bolognesi His Clancyness, progetto di Jonathan Clancy, già con Settlefish e A Classic Education. Se si eccettuano delle discutibili camicie forse il loro è stato il miglior concerto del festival. Il loro pop power rock, che ricorda molto anche i nostri The R’s, ha lasciato il segno. Sicuri e umili i ragazzi sanno scrivere delle canzoni destreggiandosi tra ogni genere ma senza andare troppo nello sperimentale. Glam, rock and roll, pop potete identificarli come volete, ma quello che merita che si dica di loro è che son riusciti a fermare e a far ballare sotto il palco tutti i presenti con un brano più bello dell’altro. Dolci, semplici, bravi. Vien voglia di abbracciarli tutti e quattro finito il concerto. Nicolò Carnesi è l’headliner della serata. Chi è Nicolò Carnesi? Un cantautore siciliano, due dischi pubblicati, un sacco di capelli in testa, molta musica tra le orecchie. Lo invidio molto Carnesi. Ha 10 anni meno di me e scrive tante canzoni belle. Cantautorato rock, Battiato come influenza primaria, ma poi canta anche gli Smiths nei bis in una dolcissima interpretazione di ‘Please, Please, Please (Let Me Get What I Want)’ e Luigi Tenco e… Nicolò ci mette tutto l’amore possibile stasera sgranando pian piano tutte le sue canzoni dolcie e amare ambientate in estati assolate e annoiate. A volte si balla, a volte si sogna e ci si dondola pian piano con il partner, ma anche senza. Nicolò non pretende, non esige, è innamorato della sua musica e riesce a trasmetterlo. Il suo dono più grande. Il DiROCKato finisce così, con ‘Summer Of A Solitary Beach’ di Battiato, cantata un po’ da tutti, con il mare dietro a far da spettatore interessato, finisce con i saluti, gli abbracci, tutti i gruppi a ringraziare chi anche quest’anno ha messo assieme con cuore e tenacia il festival, la lotteria dove non ho vinto, i ciao, un’ultima birretta, ciao Giorgio e Luciano all’anno prossimo, e il mare che dondola davanti a noi.

Dante Natale

2 COMMENTS

  1. Grande Dante, peccato non averti beccato. Ci son stato la prima sera, volevo solo aggiungere che il batterista di Canali, Luca Martelli, è veramente fortissimo, visto già in azione nel tour dei della Trilogia dei Litfiba.

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