Dinosaur Jr. @ Musicdrome [Milano, 11/Settembre/2009]

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Azzeccare l’orario al Musicdrome è cosa assai ardua. Ed infatti, nonostante l’inizio previsto per le 21:30, Bob Corn quando arrivo già suona da un po’. Solo soletto, chitarra e voce su un palco troppo grande per lui e con una platea che produce un fastidioso brusio simil zanzara. Si vede che è cresciuto a pane e DIY e per questo mi sta simpatico. L’ultima canzone la suona non amplificata e da dove sono io non si sente nulla. Sono sicuro che merita un pubblico più attento. Sono le 21:28 e mi ingoio una birra, l’unica della serata visto che è annacquata e cara. Sempre la solita storia. Nel frattempo mi guardo in giro e mi accorgo che il locale è sempre più minimale e spoglio, probabilmente si stanno vendendo gli arredamenti per tirare avanti. Voci di corridoio non confermante non lo danno troppo in salute. Tutto sommato spero che rimanga aperto visto che la carenza di locali a Milano si fa sempre più sentire. Intanto si è riempito per bene e le magliette di Nirvana, Pavement, Sonic Youth, Sebadoh, Pearl Jam, ecc non si contano. All’appello mancano solo le camicie di flanella, ma la temperatura torrida all’interno del locale consiglia un abbigliamento più estivo. Sembra una vecchia rimpatriata tra amici di cui avevi perso le tracce molto tempo fa.

Ed ecco i tre dinosauri. Pure loro invecchiati e nemmeno tanto bene. Ma nel suono sono sempre gli stessi e non importa se le canzoni nuove non le conosci, sono tutte belle e con l’inconfondibile suono di chitarra di un Mascis letteralmente circondato da un muro di amplificatori. Ovviamente tanti i pezzi dei nuovi album, ma i classici non mancano di certo. L’acustica dalla mia posizione è più che decente e il suono potente, anche se non così spaccatimpani come mi sarei aspettato. La sorpresa più bella però è il pubblico. Invecchiati sì, ma partecipi. Osservare chi è negli ‘enta’ se non negli ‘anta’ pogare con un sorrisone stampato in faccia e cantare i pezzi di una gioventù ormai lontana non ha prezzo. La band non è certo conosciuta per una presenza scenica leggendaria, però stasera sembra divertirsi. Barlow sorride e cazzeggia col pubblico, Murph picchia convinto sulla sua batteria e Mascis beh… Mascis pare vicino all’autismo. Ma quello che ci aspettiamo da lui, cioè feedback e assoli infiniti a più non posso, è eseguito alla grande e quindi siamo tutti contenti. Scorre tutto alla grande e per una volta dopo un’ora di concerto non vengo colto da sbadigli e fastidiosi mal di schiena. Al secondo encore il culmine del concerto. Barlow esce indossando un’enorme faccione di plastica e ci saluta così “Fuck off Milano, fuck you! “ e i 3 attaccano ‘Feel Yhe Pain’. Le ultime energie vengono spese cantando a squarciagola e buttandosi in un bel pogo d’altri tempi. Prima o poi si estingueranno pure loro, ma le generazioni future potranno godere al ritrovamento di fossili fondamentali per l’evoluzione del rock.

Chris Bamert

Foto by Andrea Rocca