Dinosaur Jr. @ Circolo degli Artisti [Roma, 8/Settembre/2009]

1191

Ci dispiace per tutti i figli degli anni ’90. Ma l’essenza e la purezza del seminale suono indie (americano) passa soprattutto attraverso questa imperdibile formazione triangolare. Un flaccido pachiderma, un timido nerd e un fuori di testa aggressivo e con gli occhi spiritati. Da un buco di culo nel Massachusetts chiamato Amherst e ricordato solo per aver dato i natali alla scrittrice Emily Dickinson. Un panorama di un tedio da record del mondo. Ci dispiace per quei figli flanellati, dicevamo pocanzi, per quelli che bevevano stronzate e mattane dei media dell’epoca che nel 1991 – anno di ‘Green Mind’, anno dell’esordio su major -, incasellevano i Dinosaur Jr. nello scaffale “grunge”. Da “Priscilla” in giù J Mascis è stato grande, grandissimo, non è questo il fulcro della discussione. Ma da ‘Bug’ in su l’influenza e l’importanza del trio è stata e rimane tutt’ora incalcolabile.

Ne sanno qualcosa gli stregoni del feedback, gli osservatori di scarpe, ne sanno qualcosa alcuni giovani irlandesi (Shields), alcuni giovani scozzesi (Reid) e alcuni giovani inglesi (Gardener/Bell) spuntati a menar le “mani” sulle pedaliere agli albori della decade scorsa. Lo shoegaze nacque incontrovertibilmente dopo che i Dinosaur Jr. avevamo seminato e vendemmiato in terra d’Albione qualche anno prima del punto zero di quei giovani di cui sopra (LEGGI). I tempi sono cambiati. E se Murph sembra apparentemente tranquillo, e se Barlow è ormai da tempo esteticamente imborghesito (occhio al suo nuovo album solista!), e se Mascis ha ormai sostituito la sua sagoma con alcune ingombranti sembianze totemiche, il sound rimane fresco come allora. Come un delizioso cocktail fruttato che tra una boccata d’aria e l’altra sorseggio con l’amico di conventicola Cristiano.

Il club è stracolmo. Strapieno. Strafelice di assistere all’ennesima (ormai) avventura romana dei tre dinosauri. Che non sono più junior ma che sanno ancora cosa significa suonare. Anche se il livello del volume è inspiegabilmente, ancora una volta, altissimo. Il muro di Marshall posizionato sul palco in atteggiamento da guerriglia, testimonia evidentemente la sordità del lungo crinito chitarrista americano. Ci siamo proprio tutti. Il raduno è completo. L’ombra di Neil Young è sempre riflessa nell’animo di Mascis, che accenna a metà concerto un “ciao Roma” e nulla più. La coltre sonora ricopre e rischia di annientare la melodia. Che è sempre viva e vegeta, presente nella vita della band. Dall’ultimo “tradizionale” ‘Farm’ al precedente meraviglioso (e forse per questo sottovalutato) ‘Beyond’, passando per il salvifico passato, penetrato e scosso dalla maestria assoluta del chitarrismo firmato Mascis. Un gigante. Il più grande chitarrista indie all time.

I lunghi solo edulcorati dal feedback che conta, alla lunga stridono con quelli accecanti e detonanti, che invece lasciano il segno nella quasi totalità della scaletta proposta. Barlow è pedina fondamentale anche nell’alternanza alla voce, mentre Murph pesta a volontà, ed il pubblico tramortito da cotanto tsunami reagisce applaudendo convinto. Il tempo sembra ora essersi fermato. Anche nei 70 minuti che conducono il power trio allo stop. Non c’è neanche bisogno di acclamarli e richiamarli alla rentrée, sono di nuovo sul palco per un’ultima mezz’ora scarsa. Nel bis spicca una versione mirabile di ‘Just Like Heaven’ che fa accorrere in sala anche quelli che fino ad allora se ne stavano in giardino.

A rimanere in testa sono però i classici. Come non scaldarsi il cuore e fondersi le orecchie con ‘Little Fury Things’ o ‘Freak Scene’… questo è l’epicentro di un concerto lineare nella sua apparente semplicità di svolgimento. Ma fondamentale per comprendere la storia e l’evoluzione di un genere, di un’epoca, dei Dinosaur Jr. Prendere o lasciare.

Emanuele Tamagnini

9 COMMENTS

  1. Non so che concerto tu abbia sentito, ma sul sito ufficiale di Barlow c’è questa scaletta…

    Severed Lips
    Raisans
    Imagination Blind
    Repulsion
    Bones
    Pieces
    Plans
    Feel The Pain
    Over It
    Back To Your Heart
    Kracked
    I Don’t Wanna Go There

    encore

    Little Fury Things
    Out There
    Just Like Heaven

    encore 2

    Freak Scene

  2. Grazie mille per la precisione, fossero tutti attenti come te! Evidentemente la paternità del giorno prima mi ha dato alla testa… o era il caldo?

  3. Di niente.. e auguri!
    E’ che sono un fan dei Dino… e allora quando ho letto i tuoi titoli (a proposito, ottima rece) ho pensato… e io dov’ero quando le hanno suonate? 😀

  4. Stavo dando un’occhiata al tour e alle scalette… ahahah quei due brani li hanno fatti due giorni prima a Parigi! Incredibile!

  5. “Anche se il livello del volume è inspiegabilmente, ancora una volta, altissimo”

    io toglierei l'”inspiegabilmente” , è noto che suonano a volumi assurdi , parola dei SY 🙂

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here