Di Martino @ Auditorium [Roma, 22/Maggio/2013]

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Tante volte nell’epoca del corricorricorricorricorricorricorri se vuoi fare il cantautore deve bastarti un verso, un solo fottuto verso per esprimere tutta la potenza di cui sei capace, Antonio Di Martino quel verso ce l’ha, lo canta come se fosse l’unico verso che abbia mai scritto. Quando urla “…e tutto quello che voglio da te è illegale” qualcosa ti si smuove dentro, è inevitabile. Fine Maggio, a sorpresa, regala temporali serali, ma l’auditorium: non luogo dove non prendono i cellulari e ilwifidellaprovincia funziona solo fuori, è in grado di allontanarti dalla realtà, almeno da quella dei non pariolini figli della Roma bene. Qui c’è il guardaroba gratis, labirinti di legno tirati a cera che devi attraversare con agli angoli signorine giacchettina e gonnafinoalginocchio pagate solo per sorriderti quando passi. L’auditorium è così: ti costringono a stare seduto, si incazzano se fai una foto, però la maggior parte delle volte ti godi un’esperienza sonora superiore. Il teatro studio, dove si svolge “generazione XL” (prima si chiamava “generazione X”, poi hanno tirato dentro il mensile di Repubblica), rassegna che per 5 giorni apre le porte di questo posto fighetto, pagato coi nostri soldi, a giovani che non ci rientreranno più per un bel pezzo, sembra più uno studio televisivo che un posto dove fare concerti. A sottolineare la cosa è Pietro Paletti, in apertura, quasi imbarazzato di fronte a tanta perfezione tecnica: “quando uno è abituato a girare per i club italiani, fa strano trovarsi in un posto cosi”. Paletti in realtà è un quartetto al servizio di questo ragazzo che scrive melodie tipo Gazzè e usa tanto “me e te” nei testi. Buoni musicisti al servizio di canzoni che ancora non catturano la mia attenzione.

Di Martino invece è un trio, batteria-basso-tastiere (con licenza di prendere la chitarra acustica in alcuni pezzi) e la scaletta di stasera pesca più dall’ultimo ‘Sarebbe bello non lasciarsi mai ma abbondarsi ogni tanto è utile’ che dal precedente ‘Cara maestra abbiamo perso’: due buoni dischi. Dal vivo Di Martino rende di più, e lo fa senza fatica, merito di una voce particolare capace sia di cullarti che di scuoterti. La sua scrittura è ricca di spiazzamenti che divertono; ci sono amori passati, viaggi (soprattutto mentali), e riferimenti a Pasolini e Monicelli, usati senza ostentazione. ‘Venga il tuo regno’ per rompere il ghiaccio, e poi subito ‘Cambio Idea’ la canzone che ha acceso i riflettori su questo ragazzo palermitano, da segnalare il campionamento di Silvio Orlando – tratto da “La Scuola” film del ’95 infilato nella poliziottesca ‘La lavagna è sporca’ -, la scena è quella dello scrutinio in cui il prof. di lettere non vuole dare più 6 al primo della classe perché “Astariti è la dimostrazione evidente che la scuola italiana funziona solo con chi non ne ha bisogno”. Seguono ‘Ho sparato a Vinicio Capossela’, annunciandola Antonio spiega: “Attenzione, io non ho niente contro Vinicio, solo stavo con una che mi ci ha fatto due palle”, seguita da ‘Cercasi Anima’ altro pezzo forte del suo disco d’esordio. La ricetta di Generazione XL prevede per ognuno di questi giovani interessanti che si esibiscono in 5 serate, l’affiancamento di un artista più conosciuto. Quando i musicisti rientrano in supporto ai Di Martino arriva Dario Brunori (che è stato anche loro co-produttore nel disco). ‘Animal Colletti’, ‘Come Stai’ e ‘Il Pugile’ sono i tre pezzi del repertorio di Brunori sui quali anche la voce di Di Martino si trova a suo agio (soprattutto ottima interpretazione nella prima strofa de ‘Il Pugile’) poi come nell’album insieme suonano ‘Amore Sociale’ e ‘Maledetto Autunno’. Il gran finale è affidato a ‘Non Siamo Gli alberi’, a parer mio una delle migliori canzoni italiane uscite lo scorso anno, una di quelle poche che puoi ascoltare anche 10 volte di seguito senza annoiarti. Poi dopo aver finito, un post scriptum antemprima, tratto da un EP che uscirà solo in vinile 45 tra qualche settimana, il pezzo si chiama ‘No Autobus’, caratterizzato da molta elettronica e un arrangiamento dance parecchio diverso dai due dischi usciti finora. Staremo a sentire. 
15 euro ben spesi, soprattutto perché in giro sentire cosi bene un concerto di un emergente è più unico che raro. La pioggia che in moto affoga i miei jeans sulla strada del ritorno non mi distoglie ancora dalla potenza di quel verso di cui vi parlavo all’inizio. Qualcosa ti si muove dentro. E’ inevitabile.

Giovanni Cerro

3 COMMENTS

  1. mi hai fatto sentire voglia di sentire questi di martino…anche se ho qualche dubbio sulle loro doti e capacità…va be vado in ascolto

  2. non mi piace..fa il verso a Dente che è centomila volte più spontaneo eppure un po più originale ..e poi cercasi anima è uno scopiazzo generale tra rino gaetano, negramaro e chi più ne ha più ne metta..che tristezza..togliendo le parole e la sua faccia..si salva giusto un po la base musicale

  3. Col massimo rispetto per le opinioni altrui (v. sopra), dico anch’io la mia: i Dimartino sono tra le cose migliori dell’attuale scena italiana. Cantautorali ma originali (power trio senza chitarra…), tradizionali ma moderni, è un peccato confrontarli con altri che davvero poco hanno a che vedere con loro. Dal vivo, hanno un tiro che la metà basta. Per me, bravissimi.

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