Devendra Banhart @ Teatro Romano [Ostia Antica, 11/Luglio/2017]

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Nella caldissima serata romana l’ecclettismo di Devendra Banhart e la magia del Teatro Romano di Ostia Antica si sono uniti per regalarci una serata indimenticabile. Il live è aperto dal set chitarra e voce del gallese H. Hawkline che proporrà alcuni brani solisti ed altri accompagnati con pad elettronico e ukulele da uno dei musicisti della band del protagonista della serata. Dopo una corposa attesa entrano in scena alle 22.10 Devendra e la sua band accolti tra i fragorosi applausi del pubblico febbricitante. Un delicato cenno con le mani, qualche secondo di silenzio contemplativo e si comincia con il brano ‘Saturday Night’ tratto dall’ultima uscita ‘Ape in pink marble’. Più che mai sento di dover dire in questa occasione che “sin dalle prime note” l’atmosfera è stata magica: le linee morbide del teatro romano, i pini sullo sfondo, la brezza marina e la voce impeccabile. Ed è proprio la sensazione leggera e l’aura rilassata che ci accompagnano durante l’intero concerto, equilibrato anche nella scelta dei brani estratti dall’ultimo lavoro e dai precedenti come l’impronunciabile ‘Fur Hildegard Von Bingen’ e ‘Mi negrita’ contenuti nel fortunato ‘Mala’. Vi sono molteplici richiami canori ai grandi del passato colti nei fraseggi alla Bob Dylan ma soprattutto nelle tonalità e nelle ritmiche da storytelling del Lou Reed di ‘Transformer’, riuscendo però sempre a mantenerne le distanze, modificandone l’abito e plasmandolo addosso al suo cantato, più caldo, più effimero, con la tranquillità di chi ha fatto pace con se stesso nel corso della propria vita. Devendra ha un’attitudine unica sul palco, è una figura filiforme che si muove danzando quasi spinto dalla leggera brezza facendo sentire il pubblico a casa e sentendocisi egli stesso. Il calore venezuelano si palesa soprattutto negli inframezzi e negli scambi col pubblico, oltre che nelle sue note dal sapore esotico. Ipnotizzante sugli arpeggi della struggente ‘It’s a sight to behold’ eseguita chitarra e voce, proprio quest’attitudine sul palco non farà mai calare l’attenzione durante l’intera esibizione. Purtroppo non tutto è sempre prevedibile e l’improvviso scompenso del mixer dalla regia macchia l’encore finale dell’esibizione che fin’ora è stata splendida. L’unica nota dolente dell’intero concerto è stata risolta elegantemente con una delicata versione ultra-acustica (letteralmente senza amplificazione e microfoni) della richiestissima ‘Carmensita’, eseguita con l’aiuto del pubblico. Un ultimo pacato saluto a mani giunte, qualcuno dal pubblico che continua a sperare, ma l’esibizione termina qui. Un concerto tenero, un posto incantevole, un artista straordinario.

Melania Bisegna

Foto Livio Ghilardi

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