Destruction Unit @ Dal Verme [Roma, 7/Novembre/2013]

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Forse, dico forse, riuscirò a non perdere l’udito pure dopo stasera ma loro come cazzo fanno? In che condizioni arriveranno alla fine del tour? Glielo dico pure a Andrew, quasi imberbe batterista che pesta forte sui tamburi, risponde d’esser sicuro di diventar sordo prima del ritorno negli USA. Intorno a me facce entusiaste e un po’ sofferenti, mani sui padiglioni auricolari. Sporchi della sabbia del deserto di Sonora, un nome un programma, più pesanti di un carro armato che spara contro un picco di roccia in quel deserto, più devastanti della frana che seguirebbe, immaginando di beccarla in pieno: immaginate tutto questo nella piccola sala del Dal Verme. In cinque e a una prima occhiata mai più diversi: uno con una pashmina chic, l’altro con barba e orrendo cappello da pescatore, il dandy con occhiali da sole in primo piano, il pischello già citato e poi Ryan Rosseau, occhio un po’ spento e attitudine “malata”. Arrivato al Dal Verme, controllo che non sia già iniziato e mentre la sala è ancora vuota loro jammano allegramente e violentemente, scambiandosi gli strumenti con Andrew che urla nel microfono e contro il muro manco fosse Justin Pearson, il fonico a malincuore interrompe il  tutto. Quando si inizia davvero, manco si comincia a sudare che un frontale contro un tank sarebbe stato meno doloroso: i Destruction Unit suonano sporchi, acidi, ulcerosi, fuori di testa, neanche se i Kyuss decidessero di sballarsi al punto da farsi possedere dallo spirito di Syd Barrett strafatto che suona garage col volume al massimo mentre immagina d’essere Lemmy dei Motorhead che torna negli Hawkwind, anche se non ha un cazzo di senso. Trippy o fottutamente veloci e comunque assordanti, voce sull’orlo di una sbronza, chitarre ultrarumorose che fendono l’aria e arrivano letteralmente sul soffitto, polvere, esplosioni e macerie. Quaranta minuti tirati, forse appena in tempo per salvare le orecchie. Forse. Più che sufficienti per spaccare qualsiasi cosa, culi inclusi. Potenza del pesante, di una Unità di Distruzione.

Piero Apruzzese

4 COMMENTS

  1. Ero forse l’unico sfigato coi tappi, ma anche se mi sono salvato dai fischi mi sentivo comunque il cervello tipo masticato e risputato all’incovercio.

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