Destroyer @ Teatro Quirinetta [Roma, 7/Giugno/2016]

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Il primo appuntamento delle “Quirinetta Sessions” debutta con l’artista canadese Destroyer: eclettico, malinconico, pop e velatamente retrò. L’opening act spetta ai Barbarism, trio di Stoccolma capeggiato dal giovane e barbutissimo cantautore americano Nicholas Faraone che di certo non nasconde la profonda influenza di Destroyer nei suoi brani, soprattutto in quel “cantato-parlato” tanto caro a Daniel Bejar. Piacevole la chiusura dell’esibizione con il brano di Neil Young ‘Hey hey, my my’… a colpo sicuro ma senza lasciare il segno. Qualche minuto per il cambio palco ed è la volta di Daniel Bejar e band. La scena straborda di strumenti: due fiati, tre chitarre, basso, batteria, tastiera e un microfono centrale per il frontman canadese che entra sul palco preceduto dalla sua caratteristica aurea malinconica. Il concerto si apre sulle note di ‘China Town’, una perla di brano contenuto in quell’album-capolavoro del 2011 chiamato ‘Kaputt’, seguito da ‘Savage night at the Opera’ e ‘Poor in Love’, tutte del medesimo album. A malincuore, vista l’eccezionale performance di novembre al Biko di Milano, speravo di bissare un concerto di altissimo livello in sede romana. Purtroppo non è andata così. Già dalle prime note l’atmosfera e soprattutto i suoni non vibravano con la stessa qualità: gli ottoni, punto di forza degli ultimi album e in teoria dell’esibizione, avevano perso gran parte del loro calore se non per qualche sensualissima e morbida coda di fine brano. I volumi troppo alti che rendevano estremamente acuti i suoni, spesso a coprire la voce già di per sé molto bassa, per non parlare del precario equilibrio canoro e fisico di un Daniel Bejar non propriamente sobrio e particolarmente ondeggiante, aggrappato per la maggior parte del tempo all’asta del microfono o chino a terra. Molte note dolenti ma per la gioia dei più nostalgici sostenitori l’encore è stato dedicato a un paio di brani del 2006 contenuto in ‘Rubies’. Il potenziale per rivedere un gran concerto stava lì proprio dietro l’angolo, ma di fatto non si è creata la magia, se non per qualche sporadico momento.

Melania Bisegna

Foto dell’autore

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