Depeche Mode @ Stadio Olimpico [Roma, 17/Luglio/2006]

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L’ultimo atto di un weekend irripetibile si consuma allo stadio Olimpico di Roma. Dopo dEUS e Morrissey, è la volta dei Depeche Mode. L’emozione per uno dei concerti-evento di quest’estate romana è enorme, e aumenta ad ogni mio passo in direzione stadio Olimpico. Le bancarelle sul ponte Duca d’Aosta fanno affari. Intorno a me sfilano persone delle più diverse età e i personaggi più improbabili accanto alle famiglie con tanto di bambini al seguito. Quelli che nell’81 avevano venti anni, e quelli che venti anni li hanno oggi, nel 2006. La generazione di “Just Can’t Get Enough” e quella di “Precious”. A coprire questi cinque lustri, loro, i Depeche Mode, con la loro musica. Al mio arrivo i Franz Ferdinand hanno già eseguito due canzoni, e mentre cerco il mio posto nella parte più alta della tribuna Monte Mario, iniziano il terzo. Ci vuole poco a capire che qualcosa non va. Infatti l’acustica non è delle migliori (personalmente faccio difficoltà a distinguere i singoli strumenti in quell’amalgama di suoni) e capisco che gli unici altoparlanti accesi sono quelli ai lati del palco, mentre quelli appesi sulla tribuna sono ancora spenti. Il che rende difficile seguire l’esibizione degli scozzesi, e ne approfitto per scambiare quattro chiacchiere con un’amica che non vedevo da tanto tempo. Il pubblico sembra comunque divertito e soddisfatto, ma quando finiscono il loro set e salutano il pubblico romano, non ci vuole molto tempo per dimenticarsi completamente di loro (che Dio ti benedica, ndr).

Il buio inizia piano piano ad avvolgere la città, quasi a voler sottolineare come, di lì a poco, l’atmosfera si farà più cupa. Le luci si spengono e, in perfetto orario, la sirena di “A Pain That I’m Used To” annuncia l’inizio del concerto. Il boato che accoglie i DM è impressionante e sarà solo l’inizio di due ore serratissime, durante le quali il pubblico accompagnerà partecipe il gruppo. La scelta della scaletta è semplicemente perfetta. Si concentra poco sugli ultimi lavori (solo cinque i pezzi eseguiti dal nuovo, ottimo, “Playing The Angel”), e molto sui pezzi vecchi, dagli esordi fino a “Songs Of Faith & Devotion”. Gahan darà spazio anche alla bellissima voce di Martin L. Gore, quando, lasciatogli il palco, questi si esibirà in un paio di pezzi tra cui spicca una bellissima versione di “Home”. Pochi pezzi, dunque, del nuovo disco e molte sorprese dal passato. Passato dal quale arrivano addirittura a ripescare “Photographic” presente sul loro primo album “Speak & Spell”. Una particolarità di questo concerto è che alcune canzoni presenti su disco in versione molto elettronica, vengono riproposte dal vivo in versione quasi acustica, a volte addirittura cantate solo con l’accompagnamento di chitarra o di tastiera. “Black Celebration”, “Violator” e “Songs Of Faith & Devotion” sono i dischi più omaggiati dal gruppo. Tre canzoni estratte da ognuno di questi dischi che insieme a tutte le altre coronano nel migliore dei modi quest’irripetibile e indimenticabile weekend estivo.

Emanuele Avvisati

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