Dente @ Piper [Roma, 13/Dicembre/2011]

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Giuseppe Peveri in arte Dente viene considerato, a ragione, uno dei migliori autori italiani degli ultimi anni, in questo tour di presentazione del suo quarto album ‘Io tra di noi’ (venduto al banchetto a 13 euro in CD e a 15 in vinile: in entrambi i casi 5 euro meno che nei negozi) viene accompagnato dagli stessi musicisti che hanno partecipato alle registrazioni: l’osannato bassista Nicola Faimali, Andrea Cipelli (piano ed organo) e alla batteria Gianluca Gambini. Alle 22 i quattro salgono sull’altissimo palco (2 metri da terra) del Piper e omaggiano la storica location con parrucche e vestiti da Beatles primo periodo, o volendo anche vestiti da Rokes visto che la prima canzone delle tre che suonano è ‘C’è una strana espressione nei tuoi occhi’ con tanto di accento inglese imitato dal bassista Nicola che in questo strano gioco a fare il gruppo spalla di se stessi fa anche il cantante. Poi divertiti dall’aver ampiamente spiazzato il pubblico tirano fuori due canzoni che è facile associare al club di Via Tagliamento: ‘Datemi un martello’ e ‘Ragazzo triste’. Quindi, senza proferire verbo, come erano arrivati se ne vanno dietro le quinte.

I tecnici tempo 5 minuti hanno smontato la minimale batteria messa davanti al fondale e sistemato le postazioni, però si aspetta quasi un’ora per permettere ai ragazzi di togliersi le parrucche, le camicie, le giacche, farsi la doccia, rivestirsi in modo differente, phonarsi i capelli e pettinarepettinarepettinare il ciuffo di Dente in modo che sia il ciuffo alla Dente. Quello stampato sulle magliette. Poco prima delle 23, si accendono i due proiettori a diapositive che illumineranno il fondale e la grancassa della batteria con una serie di immagini sulla la natura e si parte con ‘Piccolo destino ridicolo’ una delle canzoni più ricche di strumenti aggiunti allo scheletro chitarra e voce caratteristico degli esordi, poi ‘Saldati’ il singolo anticipatore condito dall’alfabeto farfallino, e ‘La Settimana Enigmatica’ a chiudere il trittico d’apertura dopo il quale Dente si ferma per dare il benvenuto al pubblico romano. Da qui in poi sarà un’altalena tra gag comiche, alcune riuscite e altre meno, e canzoni eseguite più fedelmente possibile al disco, con l’unica eccezione del successivo quarto brano: ‘Quel Mazzolino’ recuperato dal precedente ‘L’amore non è bello’ suonato in versione skiffle, più veloce e ballabile. Poi l’atmosfera si fa leggera: “…che bello un sogno che diventa vero …” su ‘Incubo’, primi divertimenti su un’unghia spezzata che lo costringe a suonare diversamente la sua chitarra acustica su ‘Io sì’ e poi la cantatissima ‘A me piace lei’ con tanto di finale triste questa volta suonato davvero e non lasciato immaginare come sul disco anche perché ci viene legato ‘Casa tua’ che però senza il flauto di Enrico Gabrielli e senza gli ottoni sul bel finale accelarato perdono in intensità.

Per introdurre la prossima canzone ‘Da Varese a quel paese’ Dente si concede una gag sulle città: un paio di minuti di monologo ironico che inizia con: “la prossima è una canzone sulla città eterna, non so se sapete…” dopo l’intermezzo musicale lo spettacolo di cabaret proprone l’analisi del Piper con le sue balconate e il palco alto, tanto che potendo dire che gli dispiace di stare così alto invita la gente a salire sul palco, poi visto che nessuno si muove dice: “non è scattato l’effetto Iggy Pop” quindi racconta di essere stato lui, quando Iggy era giovane a suggerire la cosa di invitare la gente sul palco. Subito dopo è la volta di ‘Giudizi universali’ poi il testo di ‘Puntino sulla i’ che gioca con la punteggiatura. E, attesissimo, un brano dagli esordi: ‘Baby Building’, non ci sono più basso e batteria, restano voce-chitarra-piano, con il pubblico a fare il controcanto “… chissà come mi vedi bene” sul ritornello “ma che begli occhi che hai…” e ancora da quel vecchio disco ‘Scanto di sirene’ e ‘Stella’ inframezzate da una gag sui ritmi serrati della vita milanese, quindi il nuovo siparietto: “non mi fate fingere da solo se dico che questo è l’ultimo brano, anche voi dovete fingere e disperarvi sennò mi sento scemo” per cui si può finire la prima parte con ‘Le cose che contano’ dall’omonimo EP che nel 2008 fu regalato in download gratuito.

Pessima l’idea di accendersi tutti e quattro una sigaretta, visto che nella platea è pieno di stronzi a cui viene la stessa identica voglia nello stesso momento, e fino ad allora l’aria era stata leggera e pulita (si dovrebbe iniziare a sdoganare gli scappellotti sul collo ai vicini che fumano nei luoghi chiusi?). Per il Bis il pubblico chiede ‘Verde’ incisa da Peveri in un album tributo ai Diaframma e l’artista sul palco fa ironicamente notare che è scortese chiedere le cover a un concerto, visto che poi la Siae non ti paga se fai le cover, e quindi lui, che ha fatto i calcoli, che se smettesse di fare ‘Verde’ ai concerti poi potrebbe comparsi il quinto Suv… insomma uno scambio di battute che deve essere interrotto da una voce molto poco “pariolina” che da dietro urla “DOMANI SE LAVORA” al che Dente alza le mani in segno di resa e attacca le quattro grandi canzoni che compongono il bis. ‘Buon Appetito’, ‘L’amore non è questione di opinione’ la cui armonizzazione vocale gli dà gancio per raccontare che è stato lui a dare l’idea delle armonizzazioni vocali a Brian Wilson, quindi finale in crescendo con ‘Beato me’ e ‘Vieni a vivere’ che ti lascia risalire per strada su pensieri romantici. Dalla scaletta, ben congeniata, è mancata soprattutto ‘Pensiero Associativo’ una delle mie preferite del nuovo disco, che però senza i fiati di Enrico Gabrielli forse avrebbe perso qualcosa. Il trentaseienne emiliano a fine concerto mi appare come un artista da seguire sempre con maggiore interesse, scrive tutti i testi sull’amore e solo sull’amore, spesso anche facilmente giocati sulla dicotomia me/te eppure hanno spesso versi illuminanti; è difficile immaginare quattro versi più potenti di “quando sei qui con me / questa stanza non ha più pareti / appena te ne vai / olocausto di tutti i poeti”. Peccato che sul palco ogni tanto Dente esagera nel volere fare il simpatico a tutti i costi, personalmente lo preferisco quando capovolge Ungaretti rispetto a quando diventa il sosia di Fabio De Luigi.

Giovanni Cerro

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