Dente & Guido Catalano @ Auditorium [Roma, 20/Marzo/2018]

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Abbiamo sempre avuto una grande stima di quelli che conoscono se stessi e cercano di sfruttare al massimo le proprie potenzialità. Che si capiscono, sanno fin dove potersi spingere e non sbagliano un colpo. Di Dente abbiamo visto molti concerti, è con ogni probabilità l’artista che ci è capitato di incrociare più spesso dal vivo. Ci siamo trovati al suo cospetto con una ragazza, con un’altra, con un’altra ancora, con degli amici, con altri, con altri ancora. Lo spartito era sempre quello. Lui, la sua chitarra, una band più o meno numerosa e rumorosa. I pezzi vecchi, i pezzi nuovi, poi di nuovo quelli vecchi, richiesti a gran voce dalla numerosa fan base. Non ci siamo mai annoiati, per quanto fare una cosa che ti piace così tante volte, o anche qualcuna di meno, potrebbe portarti a quello. Le ripetizioni non giovano mai all’entusiasmo. Invece lui è sempre riuscito a mantenerlo alto, anche se l’ultima volta, per quanto fossimo stati bene la sensazione di già visto ci aveva un po’ accompagnato nel ritorno a casa e l’idea di non tornare al suo prossimo live ci aveva accarezzato. L’artista che ci sa fare e che sa cosa vuol dire essere musicista di professione nei tardi anni ’10 sa quando è il momento di variare, quando percorrere una nuova strada, e, per quanto abbiamo visto ieri, sa molto bene quale direzione prendere.

Arriviamo all’Auditorium Parco della Musica dopo aver attraversato una Roma piovosa e caotica. Mancano poche ore allo scoccare del giorno che da calendario inaugura la primavera, ma non si direbbe. Entriamo nella bella struttura e ci dirigiamo verso l’elegante Sala Sinopoli percorrendo la scalinata che ci porta alla Platea, non prima di aver usufruito del gentile e gratuito servizio di guardaroba che prende in carico i nostri ombrelli zuppi. È l’ultima data del tour invernale di Dente & Guido Catalano ‘Contemporaneamente Insieme’, che nel corso di due mesi ha toccato i teatri di tutto lo stivale. Due erre mosce, due che giocano con le parole, due che per come scrivono non potevano che trovarsi bene tra loro. Un cantautore di Fidenza e un poeta di Torino, persone che fanno della scrittura, che spesso vira all’umorismo, ragione di vita. Lo spettacolo, in programma per le 21, inizia dopo il classico quarto d’ora accademico, lasciando il tempo ai ritardatari di prendere posto. Ci accolgono le voci fuori campo dei due artisti, registrate in quelli che sono stati i presumibili incontri per determinare la scaletta dello spettacolo, poi entra Dente, microfono sul lato sinistro del palco e chitarra acustica, aprendo con ‘A Me Piace Lei’, pezzo storico. Al termine del brano l’occhio di bue si direziona sul lato destro, dove Guido Catalano legge una delle sue poesie più divertenti, conquistando subito il pubblico che immaginiamo fosse venuto più per il cantautore che per quello che è stato chiamato L’antipoeta, per il suo prendersi poco sul serio, ma sarà molto acclamato e strapperà da subito molte risate. Nella prima fase i brani tratti dal repertorio classico di Dente, come ‘Quel Mazzolino’, ‘Beato Me’ e ‘Canzone di Non Amore’, tra chitarra acustica e piano, si alterneranno con le poesie, fino a che, dopo circa mezzora, i due artisti si provocheranno con ironia da un lato all’altro del palco, con Giuseppe Peveri, meglio conosciuto come Dente, che dimostrerà ottime doti attoriali, non una sorpresa per chi lo ha seguito per anni nei suoi live. Nella fase centrale dello spettacolo, una sorta di intervallo, ma con gli artisti in scena, Dente e Catalano si siederanno al centro del palco per riprendere fiato da uno show a loro dire davvero stancante, a livello psicofisico, per poi scambiarsi il frutto della loro creatività. Catalano si produrrà nel reading del testo di ‘Vieni a Vivere’, concluso poi da Peveri con chitarra e voce, mentre quest’ultimo, al piano, musicherà ‘Supernova’, un divertente testo sulle ex fidanzate scritto oltre dieci anni fa dal poeta. Ci sarà spazio anche per la partecipazione del pubblico. A ogni spettatore all’ingresso è stata data una cartolina sul retro della quale ognuno ha scritto una dedica d’amore, come da istruzioni, e verso la fine della serata avverrà un lancio del tutto casuale dove a tutti cadranno addosso le produzioni altrui. A noi arriverà la dedica per un padre scomparso, al nostro accompagnatore il più classico degli insulti romani, ad altri, letti da Dente, sceso tra il pubblico per l’occasione, componimenti classici d’amore. Al termine di questo siparietto le luci torneranno sul palco, con altre canzoni, non mancherà ‘Buon Appetito’, e altre poesie, accolte più o meno bene. Una serata molto piacevole, mai noiosa e ben congegnata. Una joint venture riuscita, divertente per gli spettatori e, almeno in apparenza, per gli artisti, alle prese con qualcosa di nuovo anche per loro. La ricorderemo come quella serata in cui siamo stati a un concerto di poesie e, allo stesso tempo, ad un reading musicale.

Andrea Lucarini