Dente @ Auditorium [Roma, 15/Aprile/2014]

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Alcuni anni fa, ma potrei dire anche molti, sfogliando una rivista cartacea che di tutto parlava tranne che di musica, trovai un’intervista ad un anti personaggio che veniva da Fidenza e che dalle foto dimostrava almeno dieci anni in meno di quelli che a margine di pagina gli venivano affibbiati. Da lì (non il noto pittore, come dice sempre lui) ci è voluto un attimo per ascoltare qualche sua canzone, recuperare la sua discografia e seguire i passi avanti che dalle produzioni indipendenti lo hanno portato a firmare con una major, la RCA. I suoi brani degli inizi erano ben lontani dalla tradizionale forma canzone, volutamente snobbata per sottolineare le geniali soluzioni liriche, con giochi di parole e calembour pressoché infiniti. Qualche anno dopo, eccoci al presente, per andare a vedere Dente dal vivo dobbiamo varcare la soglia dell’Auditorium Parco della Musica, all’interno del quale si svolge una delle tappe della sempre ottima rassegna itinerante Ausgang, con la sua programmazione all’insegna della qualità.

La sala scelta per il live è la Sinopoli, la prima ad essere inaugurata in questo sempre affascinante Auditorium e dotata di una capienza tale da poter ospitare più di 1100 spettatori. Alle 21, orario segnalato come quello di inizio del live, troviamo le sedute occupate soltanto per metà, segno che la puntualità non è il pezzo forte della gens romana, della quale ci sentiamo degni esemplari. Ma non oggi, quando potremo prendere posizione in platea con le luci ancora accese in sala. Con il passare dei minuti le poltroncine rosse verranno quasi totalmente occupate, lasciando liberi solo pochi posti in galleria e nessuno o quasi in platea, dichiarata sold out già da alcuni giorni. Alle 21:15 le luci si faranno basse e punteranno il palco, evidenziando la scenografia: due lampade, gli strumenti, un telo rosso che compone tre mura ed una porta dalla quale entreranno i musicisti. In sottofondo, voci indistinte di chiacchiere che sembrano riecheggiare in lontananza, come se provenissero dall’esterno del bar di un paesino. Proprio così, Giuseppe Peveri aka Dente, ha voluto ricreare l’atmosfera che si respirava nella scuola elementare abbandonata di Busseto (vicino alla natìa Fidenza) dove lui e la sua band hanno registrato ‘Almanacco del Giorno Dopo’, ultima fatica portata in giro per l’Italia in un tour prettamente teatrale. Si apre la porta ed entrano sul palco i cinque musicisti che prenderanno possesso di chitarra acustica (Dente), chitarra elettrica, basso, tastiere e batteria. Si partirà con ‘Chiusi dall’Interno’, opening track dell’ultimo album che verrà eseguito quasi interamente: soltanto tre pezzi ne resteranno fuori ed onestamente non li rimpiangeremo poi molto, visto che si trattava proprio di quelli che consideravamo tra i più deboli dell’ultimo lavoro. Dopo i primi cinque brani ci sarà l’inserimento del contrabbasso (al posto della chitarra elettrica) che ci regalerà i momenti musicalmente più piacevoli dell’intera serata. L’acustica della Sala Sinopoli ci aiuterà a godere al meglio dello spettacolo, mentre il cantante emiliano, sulle prime, apparirà meno loquace del solito nel suo rapporto col pubblico, forse perchè rispettoso della maestosa location. La chitarra tornerà a prendere il posto del contrabbasso per ‘A Me Piace Lei’ e ‘Sinceramente’, brano scritto da Peveri per la partecipazione di Arisa a Sanremo 2014 e sfortunato in quanto eliminato la prima sera a vantaggio di ‘Controvento’, in finale vincitore del festival. Dente si impossesserà della sua creatura dimostrando di saperla gestire al meglio, come se avesse sempre fatto parte del suo repertorio. Dopo questi primi dodici brani gli artisti spariranno dietro le quinte, fin quando, dopo qualche minuto, il cantante tornerà sul palco per spiegare il suo particolare progetto: registrare su bobina, nel corso di ogni live, alcune canzoni in presa diretta, immaginiamo per un futuro disco live dal sapore vintage, imperdibile per chi ha partecipato ai suoi spettacoli. I brani prescelti ed interpretati in acustico saranno ‘Mielodia’, ‘Beato Me’ (il compendio di tutto quello che non si dovrebbe mai dire ad una donna riassunto in una canzone) e ‘Un Bacio e un Omicidio’, uno dei suoi pezzi più datati e suggestivi. Il resto della band rientrerà gradualmente: prima il pianista, Signor Solo, accompagnerà Peveri in ‘Baby Building’, altro brano degli esordi, poi gli altri tre prenderanno posizione per il rush finale comprendente gli altri brani, tra cui la struggente ‘Buon Appetito’. Nel frattempo Dente si è sciolto e così il suo pubblico, prevalentemente femminile. Le battute e le chiacchiere tra un pezzo e l’altro aumenteranno, ma senza raggiungere le vette che si toccavano in location meno suggestive. Prima dell’inizio del live una voce registrata avvisava di non scattare fotografie, tantomeno utilizzare il flash, ma Dente ci terrà, prima di ‘Coniugati Passeggiare’, a dire di fregarsene e anzi di scattare tutti insieme una foto col flash, illuminando a giorno la sala. Poco dopo lui stesso contribuirà a particolari effetti di luce indossando un cappello di paillettes che riempirà la sala di fasci composti da pallini luminosi. La chiusura della scaletta regolare avverrà con ‘Meglio degli dei’, nella quale Peveri ci mostrerà la sua abilità al piano. Gli artisti usciranno e rientreranno acclamati dal pubblico, come convenzione vuole, e Dente dirà che sì, saranno disposti a suonare un paio di canzoni in più, ma solo se il pubblico abbandonerà le proprie poltrone per andare sotto al palco a ballarli con loro. I brani conclusivi saranno le hit ‘La Cena di Addio’ e ‘Vieni a Vivere’. Per Dente il vincente ci sarà modo di dare appuntamento ai suoi fan al banchetto del merchandising, per noi invece giusto il tempo di acquistare il pregevole quadernino fotografico dell’Almanacco e filare a casa. L’indomani ci aspetta un altro live da vivere ed un altro report da scrivere, ma prima bisogna coprire i 600 km di distanza che ci separano dalla sede del concerto.

Andrea Lucarini