Deicide @ Palarockness [Genzano, 18/Settembre/2008]

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Cominciamo coi soliti ricordi? No, stavolta no perché sennò poi dicono che i metallari sono tutti vecchi nostalgici e sono in via d’estinzione. Invece guardate che non è vero. Vabbè. Questa volta decido di andare a vedermi i cari vecchi Deicide giusto per farmi quattro risate, per dovere affettivo/nostalgico e per raccontarlo un domani molto remoto ai miei nipoti. Non certo aspettandomi di venire rapito dalla musica o piangere dalla commozione. Anche perché tempo fa ero convinto che i Deicide fossero morti dopo i primi due e invece hanno sfornato una serie di dischi più recenti, che però non ho più avuto modo di ascoltare con attenzione. Va bene confesso, non li ho ascoltati proprio. Insomma arriviamo e troviamo già un bel po’ di gente nel parcheggio/cortile del Palarockness. Bancarelle, salcicce alla brace, birra… Ok, è la sagra dell’uva. Ah no, ecco la solita fauna a me così familiare e simpatica ormai da vent’anni a questa parte, con qualche facciaccia semiconosciuta, il posto è questo. Credo sia solo l’effetto dell’assuefazione dopo tanti anni, ma in ogni caso l’ambiente mi risulta subito accogliente. Entriamo, va’. Ma guarda come s’è trasformato il locale. Il palco, irriconoscibile, è rivestito da una scenografia in stile Alien che sembra di metallo e invece è polistirolo verniciato argento. I camerini proprio sopra il soffitto del palco con la scala per scendere. Il “giardino” anche sul retro. Mi ricordavo una mezza schifezza e invece non è male.

Detto questo, vogliamo parlare dei 5 o 6 gruppi spalla? No, lasciamo stare. Giusto i baresi Natron mi sono sembrati degni di nota: un buon vecchio death brutal o qualcosa di simile, di buona tecnica e con qualche idea qua e là. Vi prego, va bene incoraggiare la musica emergente, ma che senso hanno questi minifestival con 5 o 6 gruppi? Se proprio non potete farne a meno fateli iniziare presto, non alle 22. Per inciso, l’acustica finora è pessima. Insomma, finito lo stillicidio, verso mezzanotte e mezza salgono sul palco i Deicide. Si montano quasi tutto da soli e iniziano a suonare. Ecco la solita messinscena, penso, ora scenderà Glen Benton dalla scaletta e inizierà a cantare. Invece no, non sono ancora loro. Di diaframma tiro fuori una bestemmia propiziatoria e mi metto l’anima in pace. Alla fine non sono neanche male, sono loro senza Glen e con un altro bassista. Un po’ più tendenti al black e al rifletto melodico. Per fortuna però fanno solo tre pezzi. Stavolta restiamo sotto, perché l’ambiente è molto gioviale e perché voglio vedere come è fatta la famosa croce al contrario che Benton dovrebbe avere stampata, tatuata o marchiata sulla fronte. Proprio un ottimo motivo per decidere di andare a vedere un concerto. Ammazza che panza che ha messo su. Beh comunque questo è un signor gruppo. Iniziano con un pezzo sconosciuto (a me) e subito dopo – questa me la ricordo! – ‘Dead By Dawn’. Mi scende una lacrima sul viso (enfatizzo). Mi ricordo (ecco, ci risiamo) quando l’unico metallaro del paese vide il mio CD appena comprato del primo dei Deicide e si scandalizzò che la Roadracer producesse “sta roba” (ma era appena tornato da un servizio di volontariato a Lourdes, è tutto vero). Aiuto iniziano a pogare, Fermi che sono vecchio. Mi tengo al margine della bolgia. Insomma, è andata a finire che verso la metà del concerto, fra un calcio ricevuto e una spinta data mi ci sono dovuto buttare pure io, anche perché così non mi sono annoiato. Mi devo vergognare? No. Comunque il concerto continua e ogni tanto ne riconosco qualcun’altra: ‘Lunatic Of God’s Creation’, ‘Serpents Of The Light’. Ok, solo queste. Un suono compatto e curato, preciso e potente. Sicuramente l’aspetto fonico poteva essere migliore, ma alla fine era accettabile. I suoni di chitarre singolarmente fanno rimpiangere di non aver portato lo zampirone, ma l’impatto generale non dispiace. Il batterista non delude le aspettative sventagliando furiosi blastbeat e frullati di doppia cassa a regola d’arte. E comunque il carisma di Glenn dà un buon contributo all’economia del concerto e la sua vocina è ancora soave come un tempo, a 41 anni suonati (male). Sembrano un po’ svogliati, però. Magari sono abituati a suonare in posti più grandi. O semplicemente ne hanno fin sopra i capelli di suonare le stesse cose da 20 anni. Alla fine dura un’oretta o poco più e appena alle 2.20 è tutto finito. Beh alla fine è stato un bel concerto, mi aspettavo di ridere e invece era un gruppo serio. Ah dimenticavo il famoso marchio. Si vede a malapena. Sembra che si sia addormentato con la fronte appoggiata su una croce.

Simone Serra

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