Deerhunter – ‘Fading Frontier’

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Mai un disco dei Deerhunter aveva suonato così Atlas Sound. Lo stato di “intimo rilassamento” che pervade il capitolo numero 7 si respira sin dalla copertina. L’incidente automobilistico di cui è stato vittima Bradford Cox deve aver in qualche modo influito sulla (“nuova”) percezione artistica, sul riposizionamento dell’asticella da parte della band di Atlanta. Un album docile, dolce, dreamy ma anche un album di passaggio. Transizione inevitabile. Ai Deerhunter non si può voler male, dei Deerhunter non si può parlar male, i Deerhunter raggiunta una certa (umana) coscienza devono piacerti per forza. Questa è la legge dell’indipendenza snob e settaria. ‘Fading Frontier’ è come “The Martian” (David Bowie soffia ancora forte anche in Georgia): interessante all’inizio, zoppicante durante lo svolgimento, deludente al momento dei saluti. Con stile certo, ma non può bastare. (ET)

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