Dead Gaze: clamore dal Mississippi

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La solita pila di nuovi album. Una maniacale suddivisione in ideali cassetti con sopra scritto: ascoltare, giudicare, recensire, spulciare, passare al giudice talebano, passare in radio, circolettare di rosso, farlo sapere a tutti. Bene, ho iniziato dall’ultima di queste etichette, farlo sapere a tutti. Che Dead Gaze, grazie alla FatCat Records, è un disco meravigliosamente emozionante, a tratti commovente, sorprendente, come solo può sorprenderti un album durante l’albeggiare domenicale. Andiamo con ordine. Dead Gaze è Cole Furlow, rotondetto musicista che arriva dalle colline nel nord del Mississippi, associato e associabile al collettivo Cats Purring e al “ritrovo” Dude Ranch (dove passano tra gli altri anche Dent May, Bass Drum of Death, Flight), da circa quattro anni attivato con questo monicker, recentemente accompagnato live da una vera e propria band, dopo aver frastagliato 7″ e singoletti stropicciati su etichette assolutamente DIY come Group Tightener, Fire Talk e Clan Destine. Una southern bar-rock scene cruda, grezza, abrasa, lo-fi direbbero gli snob dei territori indie, che ha in Dead Gaze la punta di diamante più poetica e al contempo straniante. La FatCat il 25 marzo (da noi con distribuzione Goodfellas) pubblica l’omonimo album di debutto che è una raccolta del meglio prodotto in questi anni da Furlow. Combining effortless pop songs with recordings that put an emphasis on texture, Dead Gaze has delivered a densely layered and engaging record. Una collezione da tenere stretta al cuore. Di una sincerità senza eguali. Fuori da mere produzioni di circostanza, compromessi a buon mercato, trend da seguire per apparire. Il consiglio è semplicemente quello di farlo vostro. E se non vi lascerete andare ascoltando la Cure-oriented ‘Glory Days For Sure’ , il capolavoro di pop trasognato ‘I Found The Ending’ (ascolta) o la filtrata armonia decadente di ‘Fishing With Robert’, non sarà certo colpa di mister Cole. Accendo il caffè.

Emanuele Tamagnini

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