David Murray @ Auditorium [Roma, 29/Novembre/2009]

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David Murray è un sassofonista tenore afroamericano, le sue origini culturali sono rintracciabili in quell’intenso momento/movimento del jazz anni ’60 che ebbe come protagonisti Albert Ayler, John Coltrane, Archie Shepp e Pharoah Sanders. Il suo approccio alla musica però, che ha senz’altro ereditato i caratteri astratti ed anche feroci del free jazz, è maturato negli anni includendo anche elementi che potrebbero risultare più mainstream… non alla Kenny G chiaramente ma comunque più morbidi e canonici. Quello che caratterizza Murray è la sua voce potente e precisa al sax, il controllo estremo dei sovracuti ed i fraseggi che riesce a fare utilizzandoli, lo rendono unico in un panorama in cui spesso si perde troppo tempo ad imitare le voci storiche del genre.

Devo essere sincero, mi aspettavo un po’ più di astrazione free,  invece il concerto in termini di composizione dei pezzi, è stato molto canonico e “dritto”… per fortuna però senza risultare noioso. Le composizioni di Murray sono infatti piuttosto classiche, e non disdegna di proporre qualche standard; il punto forte sono così gli assoli che esplodono letteralmente in fraseggi estremi, fatti di cascate di note fuse alla velocità della luce ed urli lancinanti non solo al sax tenore ma anche al clarinetto basso. Insieme al sassofonista ci sono sul palco il batterista Mark Johnson, Jaribu Shahid al contrabasso ed il pianista Lafayette Gilchrist, tutti ottimi ed in grado di offrire assoli spettacolari. Degno di nota è comunque stato un pezzo di Shahid suonato con l’archetto. Bop, hard bop, ballad, un pezzo modale alla Coltrane, uno più funky dedicato ad Obama (Yes We Can) ed un bis calypso alla Rollins, questi i registri di questa bella ma non “super” serata.

Gabriele Mengoli