Das Ich @ Alpheus [Roma, 23/Marzo/2006]

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I Das Ich hanno una componente estetica sin troppo caratterizzante. A mio modo di vedere l’aspetto scenico che domina le loro performance è talmente ingombrante da sovrastare, se possibile, il lato più propriamente musicale della loro esibizione. Non è un caso forse, che giunti in Italia per l’ennesima volta e superato l’effetto destabilizzante che poteva provocare la loro visione nelle precedenti occasioni, il pubblico convenuto per il concerto all’Alpheus non è più numeroso come in passato. Le trovate scenografiche e il look del terzetto teutonico invece è esattamente lo stesso di quello che fu usato due anni fa al Black Out, con le due tastiere collegate con una struttura mobile che ruota, tipo l’indimenticabile e traumatizzante macina di Conan il barbaro, attorno all’asta di microfono-tortura di Stefan, completamente ricoperto di una vernice rossa e sulfurea, come la sua voce. I nostri sono universalmente riconosciuti come i campioni EBM o elettrodark, ma, almeno in questa occasione, non sono riusciti a coinvolgere più del dovuto nelle danze squilibrate del loro frontman il resto dei convenuti. Probabilmente il fatto che i pezzi sono nuovi di zecca e vengono presentati in anteprima assoluta qui in Italia non ha facilitato la presa di un set che già di per sé può risultare decisamente ostico. Magari la contemporanea presenza dei Krisma al Linux ha privato l’audience della sua componente più disposta a muovere le chiappe e forse la tradizionale neghittosità del pubblico romano ha prevalso su tutti presenti in sala. Dal canto nostro possiamo registrare la sensazione di riscontrare una certa maniera nel tutto, con la percezione che i nostri debbano ancora carburare un pò per adeguarsi all’idea di vestire ogni sera, per molte settimane, i panni di quei demoni rivoltanti, che almeno sino a qualche disco fa, la loro musica evocava con tanta vitalità. Beh, il tour è ancora lungo.

Federico Vignali

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