Darkside @ Spazio 900 [Roma, 9/Luglio/2014]

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La fine conclama il successo. Sin dalla preview di febbraio con Shigeto, il marchio Spring Attitude ha segnato la vita concertistica romana di questa prima metà del 2014. Non solo la ricchissima due giorni del festival di fine maggio, ma anche la sua appendice Waves che, dopo Machinedrum e l’accoppiata Bonobo/Slow Magic, porta in Capitale gli attesissimi Darkside per l’atto conclusivo della stagione. Il duo composto da Nicolas Jaar e dal fido multistrumentista Dave Harrington giunge allo Spazio Novecento dopo una sfilza lunghissima di concerti sold-out (vedi le date di Torino e Milano qualche mese fa) e la presenza a festival prestigiosi come il Primavera Sound, dove sono stati uno degli act più acclamati. L’esordio su LP dell’anno scorso, ‘Psychic’, aveva d’altronde ulteriormente acclarato il talento di Jaar, una delle figure più versatili e intriganti apparse nel mondo dell’elettronica degli ultimi anni (andate a riascoltare l’esordio solista ‘Space Is Only Noise’, se serve). La serata presso l’imponente venue neoclassica di Piazza Marconi ha inizio pochi minuti prima delle 23 con l’esibizione di Nikita Quasim. L’artista, facente parte del roster di Other People (fu-Clown & Sunset), l’etichetta di Nicolas Jaar, prende possesso della sua strumentazione posta all’estrema destra del palco. Il pubblico, fino ad allora sparso nell’immenso spazio del locale, si assiepa nelle prossimità dello stage per assistere a quella che, stando ad un tweet dello stesso Jaar, è il primo live di sempre dell’americana. Una oscura mezz’ora di drone e ambient pervade lo Spazio Novecento avvolto nelle tenebre: la bionda chioma dell’artista è l’unica nota di colore che rompe l’omogeneità del buio.

Il parterre è fittamente gremito mentre sonorità jazz invadono l’aria e copiose ventate di fumo avvolgono la strumentazione posta on stage. Accolti da un boato del pubblico, Nicolas e Dave fanno il loro ingresso in rampa di lancio nel buio più totale. Un lungo crescendo in cui la chitarra pinkfloydiana di Harrington si innesta sulle trame elettroniche di Jaar scalda a dovere i motori mentre fioche luci cominciano a dar colore alla scena. L’arrivo della prima cassa dritta annuncia il climax: l’astronave Darkside è decollata. Da lì in poi, il viaggio siderale prevede diverse stazioni: il soul-blues di ‘Paper Trails’, downtempo e ambient, progressioni house, ritmiche ballabili che vengono accolte dal pubblico mani all’aria. Nelle rare pause tra un pezzo e l’altro a Nicolas vengono riservati cori da stadio, a riprova di come il ragazzo classe 1990 abbia fatto breccia nel cuore di tanti ascoltatori (più di quanti la sua proposta avrebbe lasciato prevedere, in verità). La chitarra di Dave Harrington riprende la lezione gilmouriana, puntella le architetture elettroniche di Jaar, ne espande gli orizzonti, inebria di sobria ricercatezza i beat più diretti. In mancanza dei visuals, luci e fumo aggregano e disgregano la scenografia, sottolineando con sapienza i momenti più intensi dell’esibizioni. Improvvisi bagliori di luce si alternano al buio più profondo, così come esplosioni di ritmo irrompono su lunghi e tortuosi percorsi strumentali. In più passaggi ad essere protagonista è la voce magnetica dello stesso Nicolas. L’attitudine da clubbing, la tradizione sonora dei Pink Floyd, l’eredità della musica nera (ora jazz, ora blues, ora soul) si incontrano in un’unica proposta che dal vivo ha definitivo suggello più che su disco. L’esibizione dura un’ora, non vengono concessi bis. In tanti avrebbero desiderato almeno un ulteriore brano, altri ancora avevano attese illusorie, aspettandosi chissà quanti altri minuti di live. Nel complesso, il concerto è stato inappuntabile, e non solo per quanto concerne la durata. Uno show di grande qualità, curato nei minimi dettagli, perfetto sia per scatenarsi nella danza sia per l’ascolto più attento. La degna chiusura di una stagione elettronica ricca di emozioni.

Livio Ghilardi

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