D'Angelo (pronounced dee-Angelo)

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Grazie al ritorno atteso per 14 lunghi anni, ‘Black Messiah’, terzo album dopo il break di ‘Voodoo’, tutti i crooner neo-soul agghindati con pseudonimi più o meno ampollosi e fantasiosi, ma soprattutto portatori di noia letale, potranno andare tranquillamente a nascondersi. Sulla strada dei 41 anni (e dopo aver superato le sabbie mobili di periodi turbolenti, neri e sfortunati) il virginiano Michael Eugene Archer piazza il colpo da maestro, attraverso 56 minuti di pura grandeur, certamente “distante” dal fortunato predecessore, ma così artisticamente perfetto da risultare quasi imbarazzante. Distante però anche dalle ombre lunghe che da sempre si porta dietro. Perchè pur essendo un prodotto di alta moda ‘Black Messiah’ non potrà mai far parte, come qualcuno ha scritto, di un wild bunch che comprende “Jimi Hendrix’s Electric Ladyland, Sly And The Family Stone’s There’s A Riot Goin’ On, Funkadelic’s America Eats Its Young, Prince’s Sign O’ The Times, and Fishbone’s The Reality Of My Surroundings“. E non si tratta di rispetto, di venerazione, di sacralità. Si tratta di onesta verità. Come quando svela l’origine del titolo evitando spiacevoli equivoci: “Many will think it’s about religion. An idea we can all aspire to… It’s about people rising up in Ferguson and in Egypt and in Occupy Wall Street and in every place where a community has had enough and decides to make change happen… It’s a feeling that, collectively, we are all that leader”. La brigata che lo ha assistito (si sente eccome!) è assolutamente tutta stellata: Kendra Foster (floridiana affiliata al guru Clinton e alle sue storiche creature), Q-Tip (grazie di esistere), il buon vecchio caro Pino Palladino e Questlove (che un paio d’anni fa dichiarava: “I consider him a genius beyond words”). Fosse uscito prima ‘Black Messiah’ avrebbe riempito liste, Top, classifiche, referendum, essendo stato pubblicato (anche giustamente) a fine gazzarra, non avrà questo “privilegio”, ma D’Angelo potrà ritenersi ugualmente soddisfatto per non aver fatto rimpiangere la devota aspettazióne generale. “It’s full of sex, but there’s also a lot of thinking about sex and thinking about relationships, as well as healthy doses of politics and nostalgia”. Quanto basta.

ET