Dan Deacon @ Circolo degli Artisti [Roma, 13/Maggio/2013]

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Grazie ragazzi, gran cena, vi voglio bene ma devo andare. Dai, dacci un altro amaro a testa. Massì, un altro Capo. Daje per noi. Ok, ragazzi, vado. Ciao, ciao, ciao. Camminacamminacammina. Circolo. Che é già iniziato? Appena adesso. Ho un accredito. Ok. Ecco. Uh, mica tanta gente. Ah, eccolo Deacon. Occhiali. Barba. Pochi capelli. Camicia a righe. Guarda quei pantaloni che non arrivano alla caviglia, manco Mr. Bean. Dai, fate un po’ di spazio là in mezzo. Ma poi, lui non doveva suonare proprio in mezzo? E chi sono quelli altri tre sul palco? Ehi, tu con la maglietta verde. E quella ragazza là. Qui in mezzo, grazie. E ballate. E poi arriva quello. E pure quell’altro. Ma andiamoci tutti, dai! Oddio, ho dato una gomitata a una. Spero di non averle fatto male. Allora, quelli a sinistra ballano non mi ricordo come. Quelli a destra come un tirannosauro di Jurassic Park. Ah, sì, quelli a sinistra come un tirannosauro di Jurassic Park messo dentro Avatar. O una cosa così. E ballate. Cazzo, due batterie. Ma quello a destra pare Jon Theodore dei Mars Volta. Ma no, non è lui. Ma che cazzo c’ha Deacon là davanti? Massì balliamo. Gioia. Rumore. Gioia. Oddio, pure i coriandoli. Ma che bello! La mascella cade. Voglio tornar bambino. Ok, fate di nuovo un po’ di spazio là in mezzo. Quel tizio con la maschera da gatto. E quell’altra con la maschera da gatto. Ok, fate ballare quelli a destra e a sinistra. E sì, potete pure correre per tutta la sala. Sì. Giù. Su. Così. In piedi. Calci all’aria. Dai. Dai. Che bello! Ho voglia di piangere. Voglio tornar bambino. Ok. Voi due. Cortesemente qui. Uno di fronte all’altro. Alzate le braccia. Congiungete le mani. Ok, allora voi ora ci passate da sotto e poi vi mettete nella stessa posizione e così via, fino fuori in giardino da quella porta e poi di nuovo dentro da quell’altra. Ma dai! Ok. Andiamo. Sì. Sì. Sì. Alzo le mani. Alzale pure te. Sì, cazzo però c’ho il disco. E la birra. Oh, attento alla birra. Hai visto chi è passato? Chi?! Dan Deacon! Ahhh! Dai, tocca a noi. Torniamo dentro. Salto! Ok, avete l’app Dan Deacon sul vostro smartphone? Tonto che sono, c’erano pure i cartelli fuori! Dai, attivatela. Chi non ce l’ha non si preoccupi. Potrete sempre usarla la prossima volta. Ahahah! Ok, cellulari in aria. E come cambiano colore. Azzuro. Rosso. Verde. Le luci. Le luci. E dai ancora. Balliamo. Voglio tornare bambino. Che bello! Ma quanto pestano quelle due batterie. E lui che canta? Boh. “Uieeeeoooooiaaaaaaa”. Con quel pitch. Oddio, pare un gatto. Però che bello. Ma. Ma. Ma. Un teschio verde. Che lampeggia. Lì, sopra al palco. Ma nooooo. Sì ma che suona Deacon? Ma che ne so. Quelle due batterie spingono assai. Avessi un’idea minima di così ci possa essere davanti a Deacon. Ma che sono tutti quei cavi? E quel nastro adesivo? Ma prende bene comunque. Sì. Sì. Sì. Dondola la testa, dondola. Ma che c’è in saletta? Ah, il merch. Oddio, leggins con la cover di ‘America’. Ma quanto spingono quei batteristi. Quanto proveranno? Guarda quello con la maraca in mano. E quello con l’Akai. Grattalo il mic sulle casse, Dan. Grattalo. Voglio tornar bambino. Ci rivediamo nel futuro. Massì, Dan. Dan Deacon lo recensirebbe così, probabilmente. O forse no. Ma che bello.

Piero Apruzzese