Dada Swing + The Paper Chase @ Circolo degli Artisti [Roma, 3/Ottobre/2004]

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Si alza il sipario sui Mashrooms, band siracusana che ha esordito, a Novembre scorso, col suo primo lavoro discografico ‘Welcome To Spackentown’, uscito per Arsonica Rec e prodotto da un mecenate della scena indie catanese, Agostino Tilotta (Uzeda, Bellini). Bravi, capaci di un buon ispessimento orchestrale e di una peculiare gestione delle digressioni rumorose, percorrono tuttavia sentieri compositivi talmente derivativi da entrare di prepotenza nell’infinito novero degli epigoni della stirpe Mogwai/GY!BE. Ed ecco salire sul palco i Paper Chase: li avevamo lasciati alla fine di una serata al Sonica, freschi dell’uscita dell’album ‘Hide The Kitchen Knives”, licenziato da Southern (Karate, 90 Day Men). Un anno e mezzo dopo, nuovo disco (‘God Bless Your Black Heart’, Kill Rock Stars, 2004) e nuovo tour, la band capitanata dal nevrastenico John Congleton si ripropone dal vivo senza sostanziali cambiamenti, a parte l’inserimento di una viola nella line-up. Ancora una volta l’isterico ragazzino, magro e convulso, torna a cantare di vicende oscure e morbose, di folli congiunture assiepate tra le pieghe del vivere quotidiano, di tormentati rapporti sentimentali. Sentendolo delirare e contorcersi stridulo tra le note del pianoforte, immerso in atmosfere farsesche e broadwayane, è scontato ma inevitabile associarlo ad un esuberante Roger Waters in piena crisi adolescenziale. Non solo istrione ma espressivo chitarrista, stupisce per la disinvoltura del suo dissuonare disinteressate e rapide scale in perfetto disaccordo con il contesto armonico, che accrescono la sensazione di follia e disperazione. L’equilibrio tra le componenti indie-noise e quelle sostanzialmente art-rock-progressive (bestemmia!?!) non potrebbe tuttavia reggersi senza il basso massiccio dell’irsuto Weaver, che tramuta le strutture ritmiche (quasi tutte in ¾) in squadrati valzer di pietra. All’esito della seconda prova live i Paper Chase riconfermano quindi l’impressione di essere una band interessante ed atipica, fuori dal trendismo del rock e con connotati musicali fortemente personali. In chiusura calcano lo stage gli incontrollabili Dada Swing, combo capitolino ormai noto. Benché la sostanza delle loro filastrocche dadaiste free-form sia rimasta la stessa, il cambio di batterista ha spostato le ritmiche verso lidi più selvaggi e punk, aggiungendo certamente foga e divertimento al loro suono da sempre ostico e dissonante.

Alessandro Bonanni

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