Cymbals Eat Guitars @ Circolo Magnolia [Milano, 23/Febbraio/2017]

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A due anni di distanza dalla loro prima e ultima apparizione milanese, i Cymbals Eat Guitars sono tornati proprio al Circolo Magnolia per la prima delle due date italiane del tour a supporto di ‘Pretty Years’, il quarto e miglior lavoro in assoluto della band. Mentre dall’altra parte della città Cosmo faceva registrare il sold out, davanti al palco piccolo del locale di Segrate si contavano solo una cinquantina di persone. Non ci aspettavamo numeri impressionanti, ma sicuramente era lecito attendersi una partecipazione maggiore per una band che ha sfornato uno dei dischi rock più belli dell’anno scorso e che possiede una grande attitudine al live. Il concerto è iniziato puntuale rispetto a quanto annunciato sulle pagine social e l’impatto è stato subito violentissimo, con l’energia di ‘Finally’ a introdurre i circa settanta furiosi minuti di live della band capitanata da Joseph D’Agostino. Buona la presenza scenica e grandissima grinta per i quattro che martellavano senza soluzione di continuità offrendo un live che certamente avrebbe meritato ben altro pubblico. Gli sprazzi melodici di ‘Warning’ e ‘Shore Points’ hanno esaltato le grandi doti canore di D’Agostino, sempre pulito e mai in affanno, forti e convinti erano gli applausi dei pochi presenti, comunque partecipi e coinvolti specialmente durante i brani più recenti come ‘Have A Heart’, impressionante la robustezza dei muri sonori che i quattro hanno saputo creare, specialmente su alcune code strumentali ampiamente dilatate e infarcite di assoli, come quella di ‘Jackson’, certamente uno dei momenti più belli e intensi di tutto il concerto. Anche un po’ di singalong in ‘4th Of July, Philadelphia (SANDY)’ prima della schizofrenia di ‘Well’ e dell’interminabile ‘Laramie’, il cui finale è stato un crescendo continuo verso un assolo esauritosi solo dopo diversi minuti di grande tecnica e di violenza inaudita. Non poteva esserci congedo migliore per la band: D’Agostino, pochi minuti dopo, è tornato da solo per proporre ‘Child Bride’. Capita raramente di assistere a un concerto così breve e con un pubblico così ristretto e divertirsi ugualmente: il contesto non favorevole non ha comunque limitato i newyorkesi, protagonisti di una prestazione brillante e senza sbavature. Oltre alla grande tecnica individuale, è doverosa una nota di merito anche al frontman, impeccabile nelle parti urlate e in quelle più difficili, comprese le tonalità più alte. Non resta che auguragli una presenza più massiccia quando torneranno in Italia.

Piergiuseppe Lippolis

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