Cut + The Chinese Casino @ Mads [Roma, 14/Gennaio/2010]

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Ferruccio ha gli occhi grandi che si illuminano quando parla della sua band. Quando dopo un veloce soundcheck mi racconta di un tour nell’est Europa, intrapreso nel pieno dell’autunno di un anno e mezzo fa (Lituania, Lettonia, Polonia, Repubblica Ceca…). Delle mille e una (dis)avventure, del calore del pubblico, di raid punitivi, della grande disponibilità degli organizzatori, del divertirsi nel fare ancora musica dopo, ormai, quindici anni. I Cut sono così. Genuini, spontanei, veri. Rarissime peculiarità che trasfondono anche sul palco. Grazie ad un’esperienza capillare nell’underground che è passato dagli anni della Gamma Pop – e della seminale compilation ‘Metal Machine Muzak’ che aveva come protagonisti anche Massimo Volume, Headcleaner, Ulan Bator e Three Second Kiss – all’affermazione nazionale con ‘Operation Manitoba’, al successivo passaggio alla Homesleep per dare vita a quello che rimane l’ultimo album ‘A Different Beat’. Splendido lavoro che presto avrà un seguito.

Ferruccio mi entusiasma quando continua il suo racconto parlando questa volta di New York. Una decina di giorni passati a registrare proprio il nuovo materiale agli HED Studios di Matt Verta-Ray (oggi metà degli Heavy Trash al fianco di Jon Spencer, ma riscoprite i suoi trascorsi nei Madder Rose), a suonare con membri dei Voidoids, ad assorbire un’atmosfera che rimane ancora unica. I Cut tornano dalle nostre parti per la quarta volta in poco più di tre anni. Mi fregio di essere stato sempre presente nelle passate occasioni (Circolo degli Artisti, Traffic e Monterocktondo).

Il primo evento curato dalla nostre amate pagine di Nerds Attack! in collaborazione con Lenti Eventi , nel rinnovato e sempre più confortevole Mads, apre ufficialmente le porte alle 22. Un’ora di rullaggio prima che a rompere il ghiaccio ci pensino i quattro giovani romani dei Chinese Casino (con ex Mallory Knox in line up). Una piacevole e godibilissima sorpresa. Approccio rock’n’roll grezzo. Con giusto dosaggio di “sporco” ed un cantante che finalmente fa il frontman. Il pubblico apprezza i brani che escono potenti e senza sbavature.

Lo zoccolo duro della pattuglia nerd è certamente presente. Sostegno a tutto tondo. Partecipazione attiva. Presenza di grande conforto. Ma la tripla compilation della Motown chiede vendetta. Alla mezzanotte passata da quindici minuti, il power trio bolognese si pianta sul palco. Ferruccio, Carlo e Francesco hanno un’ora a disposizione. Un’ora che passerà alla nostra piccola-grande storia. In scaletta sono previsti alcuni pezzi nuovi che si fondono a meraviglia con la devastante produzione passata. Molti dei presenti, ed è questo il bello, non conoscono il gruppo – o meglio – non lo hanno mai visto dal vivo. Rimarranno sorpresi. Eccome. Sessanta minuti senza pause. Sudore e rock’n’roll. Ferruccio scende tra il pubblico, passerella con la sua chitarra (alcuni ancora non si sono resi conto che il basso non è di serie nei Cut), ma è come sempre il Masu a rubare la scena. Comincia le sue acrobazie. E a poco a poco i convenuti iniziano a scaldarsi supportando la band. Che spinge. E spinge ancora. Passano i cavalli di battaglia, passano i brani nuovi, passa Masu sulle teste della gente. L’acme è raggiunto quando si agrappa alla conduttura d’aria neanche fosse in addestramento per entrare nei Marines. I bis si consumano senza uscita dal proscenio. Stremati e applauditi. Ancora una performance totale. Senza fronzoli e parole inutili. Senza scene e atteggiamenti divistici. Senza cazzi e senza ma.

Mentre la mia personale compilation di ‘Mutant Disco’ parte per decomprimere il clima, si compiono le rituali strette di mano, i rituali complimenti e i rituali saluti. Davvero peccato per chi ha preferito il latte caldo, le ciabatte e il filmetto su Italia 1. Cut or die. Valeva anche questa sera.

Emanuele Tamagnini