Cut @ Covo Club [Bologna, 5/Maggio/2012]

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L’ultimo weekend al Covo club presenta la serata Tunatones + Cut, che per quel che mi riguarda sono tra i migliori gruppi italiani dal vivo nel loro genere. Rock and roll, sia chiaro. Ci sono abbastanza astanti alla serata che è un closing party e molti vengono qui solo per ballare la discoteca dopo il concerto mentre a me intressa solamente avere la possibilità di rivedermi i Cut. Il resto conta zero. E’ dal 1996 che i Cut squarciano i palchi di tutta Europa in culo a tutte le band italiane che non sanno cosa vuol dire suonare rock a questi livelli, in culo alle difficoltà, tutte, di ogni tipo, mantenendo una coerenza quasi selvaggia e una passione estrema per la loro musica. Che è rabbiosa, primordiale e cavalca un mix pazzesco di Violent Femmes e Fuzztones, di Radio Birdman e Replacements, di Sonic Youth (‘Daydream Nation’) e Bellrays, come è ben testimoniato dall’ultimo disco registrato dal chitarrista dei Voidoids di Richard Hell e da un live album catturato durante un recente tour in Inghilterra. Suonano 40 minuti i Cut, quaranta minuti sbalorditivi in cui bastano gli accordi della prima canzone a far capire che a suonare il rock and roll non ci vuole un cazzo, ma che poi nessuno lo sa fare bene. Loro invece non hanno dubbi. E’ un attimo. Il chitarrista è già in mezzo al pubblico a spaccarsi le ginocchia sul pavimento. Ferruccio suona e canta come un ventenne, i riff sono di ruggine ferrosa anche se non disdegnano una chiazza di melodia ogni tanto. Il batterista è un ex sfasciacarrozze perchè tra le mani non ha due bacchette ma due mazze ferrate e con il suo incedere martellante detta i tempi di un concerto quasi surreale. Un brano migliore dell’altro per intensità, emozione e una strana empatia con il pubblico che assiste a metà tra il pietrificato e l’impaurito. Mostruosi, come sempre. Come nessuno in Italia. Del resto della serata non posso raccontare, motivi personali mi hanno impedito di rimanere oltre. Ma ho visto i Cut, i migliori.

Dante Natale

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