Crystal Fighters + Boxerin Club @ Atlantico Live [Roma, 29/Ottobre/2014]

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Dopo l’improvvisa scomparsa del batterista Andrea Marongiu, per i Crystal Fighters si sono manifestate due possibilità: prendersi una pausa per elaborare il lutto e cominciare a lavorare sul terzo album oppure recuperare quelle ultime date che erano state cancellate a causa del funesto avvenimento. Il collettivo di stanza a Londra, alla fine, ha scelto la seconda opzione, onorando la memoria del nostro connazionale con una serie di concerti che ha toccato anche l’Italia con lo show all’Atlantico di Roma. A prendere il posto che fu di Andrea dietro le pelli c’è il valido Daniel Bingham. Giunti alla venue dell’EUR, siamo subito colpiti dalla presenza di un cospicuo gruppo di ragazzi e ragazze, spagnoli come alcuni dei membri della band, seduti per terra alle prese con il più classico dei botellón. Stando alle lingue dei dialoghi origliati tra i presenti, poi, abbiamo la conferma che la maggioranza del pubblico è composta da giovani provenienti da oltreconfine, soprattutto dalla penisola iberica. Visto anche il crogiuolo di generi e influenze proprio della storia personale e della musica dei Crystal Fighters, la possibile definizione di “Erasmus Pop” non è poi così fuorviante o provocatoria. In apertura troviamo la band più adatta ad assolvere al compito di introdurre gli headliner: i Boxerin Club. Scelta azzeccata. Il giovane quintetto romano, forte del frizzante esordio ‘Aloha Krakatoa’, uno dei migliori album pubblicati in Italia quest’anno, coinvolge i presenti con un’esibizione maiuscola, nonostante alcune sbavature attribuibili a problemi di volumi (sarà soprattutto la voce del bassista Matteo Domenichelli a essere penalizzata nell’economia dei suoni). Come su disco, si parte con ‘Bah Boh’ e si finisce con l’incredibile climax di ‘Black Cat Serenade’, su cui anche i chitarristi Matteo Iacobis e Gabriele Jacobini supporteranno con maracas, legnetti e timpani l’ottimo lavoro ritmico del batterista Francesco Aprili e del percussionista/trombettista Edoardo Impedovo. Nel mezzo, il lento ma riuscito coinvolgimento del pubblico su ‘Golden Nose’, con i presenti prima inginocchiati e poi intenti a saltare sulla ripartenza del brano, ma soprattutto la resa sempre più convincente e matura di brani come ‘Hedgehogs’ e ‘It Takes Two To Tango’. Quadretti sonori freschi, curati e credibili che confermano il talento di una band che ha tutte le credenziali per conquistare fan fuori dall’Italia e riservarci ancora musica di qualità.

Dopo un rapido cambio palco tocca ai Crystal Fighters presentarsi al pubblico romano con le note di ‘Solar System’, il brano che apriva il loro album d’esordio ‘Star Of Love’. Ne è passato di tempo da quando la band divenne famosa per la hit ‘I Love London’ e, fortunatamente, il pericolo di essere ricordati soltanto per quel brano è stato completamente scongiurato. Il frontman Sebastian Pringle indossa il consueto copricapo variopinto, Graham Dickson suona a petto nudo per tutto il concerto. La scaletta seleziona i momenti migliori dei due album del combo (dimenticata a malincuore l’ottima ‘In The Summer’). Il pubblico risponde braccia al cielo ai ritmi ballabilissimi del gruppo, all’interno dei quali spesso e volentieri fa comparsa la txalaparta, strumento della tradizione basca suonato a quattro mani da Graham e Gilbert. Nonostante una resa sonora inizialmente confusa, i Crystal Fighters riescono a creare uno spettacolo divertente e coinvolgente, forti di brani irresistibili come ‘Plage’, ‘You & I’ o ‘Love Natural’, briosi concentrati di ritornelli cantabili, equilibrate dosi d’elettronica e cavalcate folk iper-catchy. Non mancano momenti al limite dello stucchevole, ma in fondo trattasi di una proposta volutamente “leggera” e spumeggiante che bada molto all’impatto ritmico, senza elucubrazioni intellettualoidi di sorta. Momenti corali come ‘Love Is All I Got’ e ‘At Home’ sono l’emblema della liturgia spensierata di un concerto dei Crystal Fighters: freschezza pop con pochi fronzoli. Senza volerlo, il modo migliore per esorcizzare il lutto recentemente patito dalla band (Andrea verrà ricordato con bellissime parole da Graham, contestualmente alla presentazione del suo sostituto). Paradossalmente, proprio l’esecuzione di ‘I Love London’ all’inizio dei bis è il passaggio peggio riuscito del concerto, vuoi per una forte enfatizzazione dei bassi che ne rende confusa la resa, vuoi per il raffronto tra la semplicità del pur efficace brano e il più ricco spettro sonoro dei pezzi successivamente composti dai Crystal Fighters. Gli altri due encore ‘Wave’ e ‘Xtatic Truth’ renderanno ciò ancora più evidente. Nonostante le avversità che l’hanno colpita, la band ha chiuso egregiamente il suo tour confermando quelle ottime capacità sul palco che all’estero le hanno valso ripetuti sold-out. Uno show spassoso e caciarone.

Livio Ghilardi

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