Crocodiles @ Monk [Roma, 21/Giugno/2015]

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Finalmente le solite facce, ne sentivo la mancanza… di quelle facce che incontro sempre a questo tipo di concerti un po’ garage, un po’ psych, che in questa stagione sono stati pochini, tipo Ty Segall a ottobre e poi non molto altro, fino a ieri.
 Non c’è il pubblico delle grandi occasioni, sarà che la domenica è un giorno un po’ balordo, ma neanche quattro gatti, senza dubbio però i non pochi che ieri erano sotto al palco del Monk erano tutti buoni.
 Non sono stati da meno neanche quelli sopra al palco. In primis The Hand, progetto drone/psych/rock’n’roll sperimentale e molto interessante, privo di batteria e con ampi margini di crescita, che in alcuni passaggi richiama alle atmosfere dei Dead Skeletons. Il loro intrigante set di apertura è stato uno sfizioso antipasto alla portata principale, i Crocodiles, freschi di pubblicazione della loro ultima fatica: ‘Boys’. 
La band californiana, capitanata da Brandon Welchez e Charles Rowell, presenta un set compatto ed efficace, non lunghissimo, ma intenso e godibile.
 Tra i pezzi di ‘Boys’ fanno particolarmente presa ‘Foolin Around’, il singolo ‘Crybaby Demon’ e ‘Do The Void’, semplice e diretta, che poi rispecchia il mood sostenuto e danzereccio che ha accompagnato tutta la serata.
 I Crocodiles non sono una band che ti sorprende, che ti lascia necessariamente qualcosa, se non una sensazione di divertimento, che ti fa dire “ma sì… ho fatto bene a venire!”. Non mancano naturalmente neanche brani più datati come ‘Cockroach’ ed il classicone ‘I Wanna Kill’, sui quali il pubblico risponde molto bene, ma il trionfo vero e proprio avviene con l’unico bis, per il quale si ripresentano sul palco anche The Hand, suonando tutti insieme la cover di Elton Motello ‘Jet Boy Jet Girl’.

Niccolò Matteucci

@MrNickMatt