Crocodiles @ Circolo degli Artisti [Roma, 29/Ottobre/2009]

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Basta, non se ne può più! Questo è quello che devono aver pensato i californiani Brandon Welchez e Charles Rowell quando hanno dato vita ai Crocodiles. Lo si capisce perchè “I can’t stand it!” è ciò che ripetono spesso in ‘Neon Jesus’, il singolo che li ha lanciati poco più di un anno fa, quando la sponsorizzazione degli amici No Age li ha portati all’attenzione dei media. Ma soprattutto lo si intuisce dal suono ruvido e grezzo che esce fuori da questo live di 30 minuti circa, fatto di feedback, distorsori e chitarre sporche che comunicano tutto il fastidio e la frustrazione di due ragazzi cresciuti in una città, San Diego, dove la noia e l’incessante battere del sole possono diventare oppressivi.

A dire il vero non mi aspettavo un concerto del genere, per il semplice fatto che nella registrazione del loro album d’esordio ‘Summer Of Hate’ i due hanno fanno un abbondante uso di effetti sonori di tipo synthpop, fatti di tastiere e batteria elettronica. Con mia grande sorpresa invece l’inizio del concerto coincide con l’arrivo sul palco di quattro sagome: Welchez e Rowell alle chitarre (con Welchez alla voce) più un batterista e un bassista. Niente tastiere o batteria elettronica. Il risultato è quello già citato, ovvero un noise-pop ruvido e grezzo che ricorda un po i Raveonettes, e ovviamente lo shoegaze dei mitici Jesus And Mary Chain, ai quali i Crocodiles sono stati subito accostati dalla critica, venendo anche accusati di puro plagio da Pitchfork. Le prime canzoni sono ‘Hollow Hollow Eyes’ e ‘Refuse Angels’, una delle più ruvide e frenetiche dell’album. I due ragazzi iniziano a muoversi nervosamente come delle molle agitate, e la loro carica adrenalinica sembra fare presa sul pubblico, discretamente numeroso stasera al Circolo. Faccio fatica a sentire la voce di Welchez, sempre sopraffatta dal rumore delle chitarre, ma non importa, non posso non cantare con il pubblico quando finalmente arriva ‘I Wanna Kill’, uno dei tormentoni dell’anno, un vero e proprio tributo a ‘Head On’ dei Jesus And Mary Chain, 20 anni dopo. Una piccola pausa e poi un bis in cui propongono ‘Soft Skull’, per poi chiudere con uno dei pezzi più riusciti dell’album, ‘Young Drugs’. Alla fine rimango un po’ confuso, forse perchè i brani dell’album che preferisco sono quelli in cui si respira un’aria rarefatta, un pop melodico fatto di loop elettronici e riverberi: brani come ‘Sleeping With The Lord’, ‘Here Comes The Sky’ e ‘Young Drugs’. La prima non è stata neanche eseguita stasera, mentre le altre due sono risultate fortemente penalizzate dalla versione live. Allora quali sono i veri Crocodiles? Non lo so, ma finchè proseguiranno sulla strada di ‘Summer Of Hate’ continuerò ad apprezzare i loro album.

Matteo Ravenna

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