Crippled Black Phoenix @ Circolo degli Artisti [Roma, 4/Aprile/2007]

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Mentre ritornavo a casa a concerto finito, e, con la testa appoggiata al finestrino del notturno ripensavo a quello che avevo appena avuto modo di ascoltare, mi accorgevo che in realtà a me i Crippled Black Phoenix non mi erano piaciuti quasi per nulla. In verità ieri sera non riuscivo ancora bene a distinguere, ma ora che scrivo, e devo dare un giudizio, scelgo di no, non mi sono piaciuti. Quello che veniva annunciato come uno degli show più entusiasmanti del 2007 si è rivelato essere l’esatto contrario. Probabilmente ho sbagliato io ad andarci pieno d’aspettative (il semplice fatto che nei CBP militasse un certo Dominic Aitchison – vedi Mogwai – era per me motivo di gioia), ma anche se fossero stati dei perfetti sconosciuti, il mio giudizio non cambierebbe. In tutta la scaletta non riesco a trovare un pezzo che mi abbia convinto appieno. Molte idee buone, per carità, ma mai sviluppate fino in fondo, così da mutilare i loro brani, senza riuscire a dargli fino in fondo quella potenza epica che in realtà sulla carta avrebbero. L’impressione è quella di assistere ad un collettivo disomogeneo di musicisti, che rispecchia la disomogeneità nella musica proposta. Otto persone su un palcoscenico, ognuna che ci mette del suo, ottenendo alla fine un risultato che lascia disorientati. L’araba fenice dei Crippled Black Phoenix non esiste. È un animale leggendario quello che mentre brucia intona un canto di rara bellezza.La sola cosa che mi sento di salvare è la voce, bella e intonata, e quei purtroppo pochi momenti in cui una processione di cuori neri sembra avanzare, per poi (ahimé) disperdersi subito dopo. Prima di chiudere è giusto ricordare che la serata è stata aperta dai Poppy’s Portrait, e loro sì che mi sono piaciuti. Ma ne abbiamo parlato già abbastanza approfonditamente da queste parti che io non mi sento d’aggiungere altro.

Emanuele Avvisati

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