Crash Of Rhinos + Gazebo Penguins @ Traffic [Roma, 18/Novembre/2011]

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Non posso bluffare, quando qualche mese fa uscì la data per questo concerto ho esultato come un bambino che capisce, scartando il regalo di Natale la sera della vigilia, di aver ricevuto proprio quello che desiderava. ‘Legna’ dei Gazebo Penguins e ‘Distal’ dei Crash of Rhinos sono due dei dischi che ho ascoltato di più quest’anno, sino ad arrivare a un livello di fanatismo estremo, eccessivo, fastidioso. Mi reco puntualissimo al Traffic per non perdermi i Mary in June, gruppo romano che apre la serata e che ha già iniziato a far parlare di sé grazie al buonissimo EP ‘Ferirsi’ accompagnato da un’intensa attività live nei locali della capitale. I quattro ragazzi attaccano dopo un rapidissimo line-check che quasi si confonde con l’inizio del concerto. La band si destreggia con grande tranquillità sul palco nonostante una serie di inconvenienti che getterebbero nel panico il gruppo emergente di turno. I Mary in June ci sanno fare alla grande e reggono botta, piazzando in scaletta i pezzi più muscolari del loro repertorio e prendendo i meritati applausi da una sala già semi-piena.

Non ci vuole molto per vedere salire sul palco gli attesissimi Gazebo Penguins: è tempo di prendere qualche legnata. Come previsto è il (già) cavallo di battaglia ‘Il Tram delle 6’ ad aprire la serata. Capra e Sollo si dimenano e strillano nei microfoni, Petev pesta duro sulle pelli. Tutto fila come dovuto, eppure sarà il freddo, sarà che il mio termine di paragone è l’AntiMTV Day a Bologna in cui si è consumata la mezzora più devastante della mia esistenza, ma il pubblico nonostante un generosissimo ‘sing-along’ sembra un po’ freddino. La band però non fa una piega, ci pensa Capra a riaccendere gli animi dell’audience facendo il primo stage-diving della serata. Da lì in poi è tutto in discesa, i volumi si alzano, ‘Troppo Facile’ scuote anche i più assopiti, le gag dei due frontman (veramente dei cazzoni professionisti) scandiscono le brevi pause tra un brano e l’altro. La chiusura è affidata all’amatissima ‘Senza di Te’, il microfono viene fiondato sulle prime file per cantare tutti in coro la parte che sul disco è affidata a Jacopo Lietti (Fine Before You Came). I Gazebo non si prendono sul serio, affrontano con ironia il loro crescente successo all’interno dell’underground italiano (ammesso che questo termine significhi ancora qualcosa) e chiosano dicendo “Adesso vi lasciamo ai Crash of Rhinos, il motivo per cui siamo tutti qua”.

Sono state dette molte cose su ‘Distal’ dei Crash of Rhinos. Benché tutti concordino sulla validità del disco spesso ho letto commenti che sminuiscono il valore dell’album sottolineandone lo spirito revivalista. Mi permetto di dissentire. E’ vero, ‘Distal’ si può inserire tranquillamente all’interno del crescente revival dell’emo, eppure un disco di questo livello, per quanto mi riguarda, entra di diritto fra le migliori cose che il genere abbia mai partorito. Se vogliamo, questa è la versione 2.0 di quello che è stato fatto negli anni ’90. Sfido a trovare un album degli di quel decennio con la fantasia ritmica che mette in campo la band di Derby. Dal vivo la situazione non cambia. Oli è un batterista incredibile, un mitragliatore impazzito, il resto della band non scherza e riesce a e essere incredibilmente violenta ma allo stesso tempo sofisticata nell’incastro delle linee melodiche. Mi divido fra la soggezione, l’ammirazione e l’empatia: quanto sta accadendo davanti e accanto a me è meraviglioso. La condivisione dell’esclusivo patrimonio che questi ragazzi ci hanno regalato con il loro splendido esordio si manifesta attraverso un pogo gioioso, uno stage diving ossessivo e un canto sguaiato pari in intensità ai concerti della pop-band del momento. Il concerto si conclude con il pubblico che richiede a gran voce un bis che, per motivi di repertorio, la band non può fare (a essere fiscali ci sarebbe ‘Wide Awake’, non eseguita durante il concerto, ma ritengo che la band non volesse concludere l’evento con il pezzo più leggero del repertorio). Dopo aver assaltato i banchetti del merchandising torno a casa felice e contento con ‘Distal’ che esce dalle casse della mia Panda.

Luigi Costanzo

8 COMMENTS

  1. Non ti conosco, Luigi Costanzo. Ma sappi che ti odio, te e tutti quelli che c’erano, porcaccio il clero non potevo proprio esserci…

  2. @Alfonso: boh non li definirei assolutamente “i soliti fighetti indie” hanno ben poco fighettismo. poi se non ti piacciono se ne può parlare….

    -Assolutamente da Top 5 Distal!

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