Cosmo @ Fabrique [Milano, 12/Aprile/2018]

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Marco Jacopo Bianchi, meglio noto come Cosmo, è uno degli artisti più chiacchierati dell’ultimo lustro di musica italiana. Dopo l’ottimo esordio con “Disordine”, l’exploit è arrivato due anni fa, con “L’Ultima Festa”, e il suo cantato pop legato a basi techno. A gennaio, l’artista piemontese è tornato con “Cosmotronic”, album idealmente diviso in due parti, accolto anch’esso positivamente, che esaspera alcune delle soluzioni presenti già nel lavoro precedente e insiste maggiormente su basi sintetiche e cassa dritta. Siamo stati alla seconda data milanese del tour a supporto del disco: dopo l’immediato tutto esaurito fatto registrare dalla prima, il pubblico non si è fermato nemmeno di fronte alla bufera di giovedì scorso e ha di nuovo riempito il Fabrique. Il nuovo spettacolo di Cosmo è davvero un’esperienza unica nel suo genere, almeno in Italia: coadiuvato dal collettivo Ivreatronic, l’artista sta portando in tour una lunghissima festa che dura circa sei ore, delle quali due sono occupate dal live vero e proprio. Grande spazio, in scaletta, è dedicato a “Cosmotronic”, disco più rappresentato con ben quattordici brani sui diciotto totali. Se la prima parte ha riscaldato l’atmosfera e messo a nudo l’anima più cantautorale e pop dell’artista piemontese (“Bentornato”, “Le Voci”, “Tutto Bene”, “Dicembre”, “Quando Ho Incontrato Te”), la seconda ha mostrato la grande attitudine da clubber di Cosmo, a partire dalle allucinazioni dadaiste di “Tristan Zarra” per arrivare all’ipnotica “La Notte Farà Il Resto”, con nel mezzo “Ivrea Bangkok”, “Barbara”, “Ho Vinto” e “Attraverso Lo Specchio”. Dopo la sua fase più elettronica e danzereccia, con i brani dilatati, più pesanti e acidi che su disco, il viaggio di Cosmo è ripartito da uno dei due pezzi più popolari del suo primo lavoro (“Le Cose Più Rare”) e dalle fittissime trame elettroniche di “Tu Non Sei Tu”, brano che suggella “Cosmotronic”. Durante il bis, il Fabrique è tornato a saltare e cantare (“Sei La Mia Città”, “L’Amore”, “Animali”) prima di aiutare Cosmo a tuffarsi dal palco per fare un lunghissimo crowdsurfing fino alle ultime file (“Turbo”, “L’Ultima Festa”). Si è chiusa così la parte centrale e più attesa di uno spettacolo che, in realtà, è parecchio più elaborato: l’ultima fatica discografica di Cosmo è, infatti, parecchio influenzata dal progetto Ivreatronic e dalla collaborazione con dj e producer per le omonime serate elettroniche organizzate in un paese della provincia piemontese, che hanno riavvicinato buone fette di pubblico a sonorità a cui berlinesi e londinesi sono decisamente più abituati di noi. Non a caso, al Fabrique come in tutte le date del tour, lunghi dj set a cura del collettivo accompagnano i più resistenti fino alla chiusura dei locali. Al di là dei gusti, Marco Jacopo Bianchi è uno degli artisti italiani più intraprendenti e ispirati della sua generazione: la scelta di proporre uno spettacolo così atipico, a cui il pubblico italiano non è avvezzo, è già di per sé indice di coraggio e consapevolezza nei propri mezzi, ma a ciò va aggiunta la capacità di esaltare tutte le anime di una cifra stilistica ben più complessa di quanto possa apparire, attraverso un live solido, cuore pulsante di un’esperienza complessa e completa.

Piergiuseppe Lippolis