Corleone @ Piazzale Valdo Fusi [Torino, 27/Aprile/2013]

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All’interno della cornice della seconda edizione del Torino Jazz Festival, nel rimaneggiato e futuristico parcheggio (non una vera piazza) Valdo Fusi, si è esibito lo pseudonimo più alternativo e pazzoide di quel genio musicale che di nome fa Roy Paci, cioè Corleone. Il boss era qui, oltre che per presenziare e benedire il giovane festival, ma  anche per la presentazione e annesso tour dedicati alla seconda opera sotto questa sicula firma , il disco ‘Blaccahènze’ pubblicato nel 2013, che fa seguito all’incoraggiante esordio di qualche anno fa di ‘Wei Wu Wei’. Attorno a se, per farsi accompagnare nel suo folle viaggio, ha voluto un manipolo di valorosi musici che ha fortemente caratterizzato la messa in moto del gigante sonoro. Si è presentato nella capitale piemontese strappando applausi e consensi sia dai pochi che già conoscevano gli esordi e quindi già lo seguivano, sia da chi si è affacciato al concerto con la leggerezza di chi vuole solo divertirsi senza troppe ricercatezze. I marinai imbarcati dal capitano Roy erano distinti in due nette e quasi opposte falangi: un’anima tipicamente elettrico-ritmica composta dalla batteria di Andrea Vanducci, dalla chitarra solista e speed metal di Angelo Capelli, e chiusa da John Lui alle tastiere, chitarra e basso; la seconda scialuppa era capitanata dallo stesso comandante alle trombe e alla direzione della rock-orchestra, aiutato da due virtuosi del sax – si ben due sax – di cui uno alto suonato da Guglielmo Pagnozzi e l’altro baritono da Marco Motta.

Andiamo ora ai fatti. Più precisamente inizierei con due annotazioni, una di carattere meteorologico, l’altra più squisitamente  topografica. In merito proprio a quest’ultima, è da notare che la “piazza” scelta per la location è più che anomala: benché mantenga  la  tipica pianta quadrata, si distingue per delle strane pendenze e un disegno piuttosto astratto che ha costretto gli organizzatori a piazzare il palco in obliquo per cercare di riequilibrarne la prospettiva. La faccenda meteo non è stata certo meno confusa. Nei giorni in cui si teneva il festival jazzistico, infatti,  si è scatenata sulla città una serie di perturbazioni che hanno bagnato di pioggia i poveri piemontesi, ed è riuscita nell’intento di smobilitare l’intero finale di programma del festival, trasferito al chiuso. Ciò è valso per molti artisti che si sono succeduti in questi giorni. Per molti ma non per Roy che, se con le sue note non è riuscito a vincere la forza della tempesta, ha però  decretato una tregua  tra terra e cielo per riuscire a suonare.

Il concerto doveva iniziare alle 18:00 e, fedelmente, così è stato. Pochi minuti dopo l’orario prestabilito, e dopo una presentazione a cura della conduttrice designata, si presenta sul palco il vorticoso sestetto. Gli applausi si smorzano, qualche secondo di silenzio sul palco e dopo poco s’ode la voce recitante di Carlo Lucarelli che con “Come si chiama ?” dava inizio al primo disco. A questa domanda segue la risposta di Roy, sia verbale-un bel BOH- che musicale, dove la seconda smentisce la prima vista la netta forza dell’attacco. Tutta la prima parte dello spettacolo è dedicata al disco ‘Wei Wu Wei’. Si succedono così  in ordine sparso le canzoni più rappresentative del disco come ‘Meglio un bombardino oggi che un bombardino domani’ o ‘Tutto diventerà rosso’, rilette però in chiave più heavy e meno jazzistiche rispetto al disco. A dirla tutta, tutto lo spettacolo è un netto cambio di rotta rispetto agli inizi del progetto: ora si è trasformato in una corrazzata votata alla improvvisazione e a musiche di grande respiro, con un approccio molto da rock-band. Inoltre, vi è una tendenza a recitare su opposti fronti e a parti invertite: se di norma i fiati vengono utilizzati per stacchetti o per accompagnare l’incedere dei brani, nei Corleone è il contrario. Qui i fiati comandano e le chitarre sono serventi e devote spalle, solo delle arzigogolate rampe di lancio per il furore della tromba di Roy che, lanciata a bomba, si univa ai due sax  andandosi ad infrangere nel plumbeo cielo di Torino.

La seconda parte del concerto è stata dedicata ai nuovi pezzi  con una dose di improvvisazione in più rispetto alla prima, dove si sono succeduti sia svariati assoli dei sax, sia virtuosismi di batteria e prima chitarra. Così, senza quasi accorgersene, immersi in un melodioso caos organizzato, si è giunti ben presto alla fine del concerto, ad un ora circa dal suo inizio. I musicisti ringraziano e Roy si intrattiene ad adulare la folla festante e numerosa.  Saluti e arrivederci alla prossima volta. Tutto finisce, ritorna la presentatrice:  ricorda il programma dei prossimi eventi del Festival e poi chiede alla folla se qualcuno vuole un bis, riscuotendo un notevole successo. L’iniziativa viene allora girata al diretto interessato che risale sul palco, decidendo di servircene un seconda razione: ci delizia con la canzone che presenta con il titolo ‘Noi siamo qua e voi siete la, ma noi che siamo qua non ci sentiamo più fighi di voi che siete la’, ennesimo fantastico delirio jazz-core, con sorprendente finale urlato, solo gole e sax. Finisce così, nel delirio e tra i sentiti applausi, la performance forse più energica della manifestazione svoltasi in un’ atmosfera surreale, frutto del clima e della tanta gente stipata tra le salite, le discese e gli equilibrismi di piazzale Valdo Fusi, che hanno così amplificato e aiutato a dare forma al meraviglioso fuoco danzante creato da i Corleone, fuoco di cui tutti ci si è nutriti e che è riuscito a riscaldare l’anima degli spettatori, un po’ infreddoliti, in questo breve ma intenso viaggio nel cuore della musica. Musica libera da etichette e citazioni, viva solo per essere vissuta e buona perché fatta con passione.

Gerri J. Iuvara