Contronatura Festival @ Sudestudio [Guagnano, 12/Agosto/2014]

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Sud e magia. Anno dopo anno la Puglia si sta confermando come una delle mete privilegiate da italiani e non, dal Gargano al Salento. Quest’ultimo in particolare continua a registrare numeri da capogiro grazie anche a una spropositata abbondanza di sagre e concerti, oltre che per la bellezza del mare e per la poesia del suo entroterra. Se le località costiere, Gallipoli in testa, offrono calendari musicali fittissimi destinati ad un pubblico di massa – non senza riservare ospiti inattesi come i Moderat – proprio nei paesi più piccoli e meno inflazionati della penisola salentina è invece possibile scovare eventi di grande qualità e dall’ottimo riscontro di presenze, sorprendendo solo quanti non conoscano la fame di musica del pugliese medio. Giunto alla sua terza edizione, il Contronatura Festival è a ragione l’esempio più fulgido di quanto appena affermato. Allestita nel campo adiacente al Sudestudio, studio di registrazione dalla storia ultradecennale ubicato tra i vigneti e gli uliveti di Guagnano, lì dove si incrociano piana brindisina, Terra d’Arneo e Valle della Cupa, a pochissimi chilometri dalle tenute di Al Bano, la rassegna si sta affermando come uno degli eventi più attesi e interessanti dell’estate pugliese, grazie ad una macchina organizzativa di tutto rispetto, ad una location incantevole e, soprattutto, ad una variegata line-up di provenienza internazionale e di alta caratura. Non sorprende, quindi, che le presenze alla fine della giostra saranno un migliaio, provenienti non solo da tutte le Puglie ma, in numero non indifferente, anche da fuori regione (sia turisti già in zona, sia persone giunte appositamente per il Contronatura). Come da tradizione salentina, l’evento inizia tardi, a trenta minuti dalla mezzanotte, e avrà fine quasi alle cinque del mattino, con buona pace di quanti saranno costretti a guidare per chilometri verso casa solo con le primi luci dell’alba. Sud e magia, oggi come ieri.

Dalla lontana Nuova Zelanda è Lawrence Arabia, all’anagrafe James Milne, a dare il via al festival con la sua Telecaster. In un’esibizione estremamente gradevole, il musicista riuscirà ad ingraziarsi il pubblico azzardando alcune parole in italiano, dedicando ‘I’ve Smoked Too Much’ alla Puglia ‘Jamaica d’Italia’ e invitando con successo allo schioccare delle dita o all’handclapping finale su ‘Apple Pie Bed’, il suo brano più celebre. Avvolgente. Subito a seguire i Fitness Forever, unica presenza italiana nella line-up del festival. La composita formazione partenopea offre con simpatia e capacità un frizzante saggio della propria produzione artistica, perfettamente in linea con lo spirito della stagione in corso. Sonorità scanzonate, volutamente retrò, smaccatamente pop. Fred Bongusto che incontra Burt Bacharach sulle linee funky di un poliziottesco d’antan. Buona parte del pubblico dimostra poi di saper cantare ‘Botellón’, ‘Lui’ e ‘L’anarchica pugliese’, creando un’ottima intesa con i musicisti sul palco. Terminata l’esibizione, la band napoletana farà subito ritorno on stage in qualità di backing band di Erlend Øye. Pantofole col tricolore italiano ai piedi, il norvegese dei Kings Of Convenience, da più di due anni di stanza a Siracusa, dimostra di aver migliorato il suo italiano e dialoga simpaticamente con i calorosissimi astanti, presentando il set come un mix di tutto il suo repertorio. Fedele a quanto promesso, Erlend suona innanzitutto alcuni dei brani che andranno a comporre ‘Legao’, il suo secondo disco solista in uscita ad ottobre. ‘Garota’, il singolo apripista dell’album, dà il via al set, seguito da ‘Save Some Loving’ e da alcuni divertenti pezzi in lingua italiana come ‘Dico ciao’ e ‘Sosta Vietata’, su cui l’interazione col pubblico è cercata a più riprese, nonché la già edita ‘La Prima Estate’. La dolce ‘Mrs. Cold’ è l’unico estratto dalla discografia dei Kings Of Convenience, mentre degli ormai disciolti The Whitest Boy Alive vengono eseguite ‘Burning’, sulla quale i presenti vengono invitati ad abbassarsi tutti per poi saltare, e la conclusiva ‘1517’, con Erlend impegnato ad imitare il suono della tromba con la bocca in un assolo sui generis. Ancora una volta, il musicista scandinavo si conferma intrattenitore di prim’ordine. Gli attesissimi Real Estate fanno il proprio ingresso sul palco accompagnati da una serie di problemi tecnici che ne ritardano l’inizio dell’esibizione. Nonostante la stanchezza in viso e i disagi che si protrarranno per la prima parte del set, la band nativa del New Jersey sciorina le belle canzoni dei suoi tre dischi che l’hanno resa uno degli act più acclamati dell’ultimo quinquennio. Dall’iniziale ‘Had To Hear’ alla conclusiva ‘Talking Backwards’ i cinque rendono chiari i meriti musicali per i quali le loro gemme psych-pop hanno fatto breccia nei cuori di tanti ascoltatori, agevolati dall’atmosfera sognante della campagna pugliese. Se la sezione ritmica interagisce divertendosi e prova a interloquire più volte coi presenti, il resto del gruppo è tuttavia più distaccato, quasi assente. Per carità, non si chiede chissà quale presenza scenica ai Real Estate, ma l’impressione rimane che il quintetto non sia ancora una live-band di livello e che, per ora, le sue doti restino principalmente esaltate su disco. Urge il salto di qualità anche sul palco, siamo fiduciosi.

In chiusura, arriva il tornado Mykki Blanco, autentico mattatore della serata. Accompagnato dal suo fido dj in top Dolce&Gabbana ed enormi orecchini, il rapper statunitense prende possesso dello stage a petto nudo, indossando soltanto boxer, lunghi guanti in pelle nera e quella che poi si rivelerà la sua parrucca. Il confine tra mascolino e femminino si scioglie nella persona Mykki Blanco. Una furia demolitoria si abbatte sul palco del Contronatura: i monitor vengono rovesciati e sparsi lungo gli assi, i cavi si aggrovigliano irrimediabilmente. Blanco si arrampica sull’impianto luci, percorre lo stage in lungo e in largo, cavalca il subwoofer tra la folla ergendosi in tutta la sua statuaria imponenza e mettendo a dura prova i tecnici. Anche il confine tra rap e dance è annullato: essenziali e profondi bassoni trap dettano il tempo su cui si stagliano le rime dell’americano. Il pubblico è partecipe, affamato, scosso, si lascia voluttuosamente conquistare e si concede masochisticamente alla violenza del fuoriclasse Mykki Blanco, il quale non lesina energie, aizza i presenti urlando “Contronaturooooo” e arriva a sanguinare dalle ginocchia per una delle tante acrobazie in cui costantemente s’impegna. Infine, quando l’americano avrà finito di eseguire i propri brani e avrà più volte cercato il contatto con la platea, il dj fa partire ‘Freed From Desire’ di Gala. Blanco si tuffa saltellando tra il pubblico e dà il via ad una collettiva danza sfrenata, liberatoria, ignorante, divertente. È la fine di un festival che stravince per qualità e atmosfera. Il terzo approdo di una storia che ha ancora passi importanti da compiere. Per se stessa, per il Salento musicale, per la Puglia tutta. Sud e magia, ancora una volta.

Livio Ghilardi

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