Conor Oberst – Ruminations

691

Penso a tutti quei cantautori ripieni di (falsi) richiami a nobili radici, contornati da curatissime barbe scolpite, nel nome dell’impegno da discount, supportati da inspiegabile hype patinato, accompagnati da una chitarra solo apparentemente vissuta, da un songwriting ciclostilato. Penso a quanta fatica ogni mattina nel guardarsi allo specchio e accettarsi senza tutte quelle impalcature. E poi penso a chi questi artisti deve promuovere, analizzare, semplicemente discutere. Massificazione di giudizio tutta rivolta al “buono”. Lobotomie giornalistiche. E poi penso a Conor Mullen, questo semplice ragazzotto di 36 anni cresciuto sulle rive del fiume Missouri, nel Midwest, ad Omaha, nella Nebraska immortalata per la vita dalle storie criminali di Charles e Caril Ann in quel disco del 1982. Una prolificità artistica tutta rivolta verso l’alto, tra vecchi progetti e collaborazioni parallele, poi il ritorno nella sua città a trascorrere uno di quegli inverni così paralizzanti che neanche un blackout totale. Due giorni per registrare un capolavoro dell’anima, con l’aiuto degli amici Mike Mogis e Ben Brodin, a superare come un esorcismo del dolore alcuni pesanti problemi di salute. Piano e armonica, cuore e commozione, una rinascita. Artista magistrale in tutta la sua umana fragilità. E poi torno a pensare a quanta fatica ogni mattina nel guardarsi allo specchio… (ET)

“I wasn’t expecting to write a record. I honestly wasn’t expecting to do much of anything. Winter in Omaha can have a paralyzing effect on a person but in this case it worked in my favor. I was just staying up late every night playing piano and watching the snow pile up outside the window. Next thing I knew I had burned through all the firewood in the garage and had more than enough songs for a record. I recorded them quick to get them down but then it just felt right to leave them alone”.

Nonesuch Records

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here