Colombre @ Monk [Roma, 14/Ottobre/2017]

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È maggio, stai passando un momento difficile e un uccellino ti consiglia un album che ne sembra la perfetta colonna sonora. Lo ascolti e per prima cosa vieni catturato dal sound, poi dai testi, che sembrano descriverti. Lo riascolti, ti meravigli di quanto questo o quel brano sembri scritto da te, o da uno che ti ha spiato con una telecamera nascosta – che al giorno d’oggi che ci vuole – ma i pensieri persecutori, peraltro poco convinti, svaniscono presto. Parli dei testi con altre persone, li analizzi a fondo, ma ti rendi conto che per loro si tratta solo di musica, bella o brutta in base ai gusti, non di qualcosa che li colpisce nel profondo. Quell’artista che ti ha conquistato con la sua sincerità e i suoi tormenti, che poi sono gli stessi tuoi, in passato lo detestavi, quando con un’altra band suonava male, ma raccoglieva consensi. Adesso per te ha scalato posizioni, con un album d’esordio firmato con un nome d’arte preso in prestito dalla letteratura italiana, nello specifico da un mostro marino tratto da un racconto del grande Dino Buzzati. Il disco entra di diritto nella tua top 5 del 2017, anche se uscissero di qui a fine dicembre, del tutto a sorpresa, gli album delle tue cinque band preferite, e fossero tutti i loro più grandi capolavori. Com’è logico ti ci appassioni, vedi che è in tour e vai a spulciare le date dei live nella tua città, ma te ne perdi uno, due, tre. Così i problemi di salute che ti affliggono all’inizio della settimana di questo live ti fanno pensare che in realtà siete così uguali che non potreste mai stare nella stessa stanza, forse perchè siete la stessa persona. Deliri da dita rotte e febbre alta, ma la forza interiore e la chimica medica ti risollevano. Torni all’aria aperta e vai al Monk, all’appuntamento col tuo doppelganger. Quando entri nella sala ti accorgi che c’è più gente e più entusiasmo, di quanto ti aspettassi. Ma forse è così soltanto perchè per la prima volta ti rendi conto che non si tratta di una cosa solo tua.

È ora di dare qualche dettaglio in più: Giovanni Imparato, mente e cuore dei Chewingum, band che mai ti è piaciuta, ha pubblicato nel corrente anno il suo primo lavoro da solista, ‘Pulviscolo’, con il moniker Colombre. Otto brani, meno di mezzora, un ottimo lavoro. Un brano più di altri, ’Bugiardo’, racconta gli eventi salienti dei tuoi ultimi cinque anni in maniera quasi didascalica. La scaletta, nella prima volta in cui ti troverai di fronte al tuo doppio, si aprirà proprio con quel pezzo. Per te è bello e adrenalinico stare lì, a sentire qualcuno che canta di te, ma anche duro, perchè ti fa sentire nudo. Nessuno, tra i presenti in sala, sa fino a che punto ti ritrovi in quelle parole, ma hai l’impressione che tutti ne siano ben coscienti. Imparato canta col sorriso, nonostante affronti temi molto seri, come il trattamento sanitario obbligatorio nel quale è incappato un suo amico, raccontato in ’T.S.O.’. Indossa una camicia rossa con degli ampi spacchi laterali e le scarpe che avevi già puntato per passare la stagione fredda mantenendo un certo stile. Insieme a lui, che imbraccia la chitarra, ci sono Lorenzo Pizzorno al basso, già apprezzato in passato sul palco di Maria Antonietta, Daniele Marzi alla batteria e Pietro Paroletti a chitarra e tastiere soprannominato Il Conte dal frontman. Tutte le canzoni che ti fanno più male le spara all’inizio, con ‘Blatte’, frutto di una collaborazione con Iosonouncane e soprattutto ‘Pulviscolo’ a tratteggiare quella spiacevole fase della tua vita. Avendo prodotto solo un album in scaletta verranno inseriti brani tratti dai suoi precedenti lavori, come nel caso di ‘Svastiche’, che racconta di aver scritto dopo aver visto dei ragazzi nel Quartiere Africano di Roma vergare una croce celtica sul muro e poi fargli la guardia per tutta la notte, e ‘Anna è una Scintilla’. Quando deciderà di tirare fuori la carta cover farà di nuovo centro, se non altro perché si tratterà di una delle tue canzoni preferite degli ultimi tempi, per la quale hai sviluppato un’ossessione tale da decidere di imparare a suonarla con la chitarra, vincendo per la prima volta questa, in fondo non troppo difficile, battaglia. Si tratta di ‘Senza un Perché’ di Nada, ascoltata due mesi fa al concerto dell’apprezzabilissima artista toscana e cantata di nuovo insieme a Colombre in questa versione acustica e senza il resto dei componenti sul palco, nel corso dell’encore. La sua voce è sicura, allenata e non affaticata dalle tante date del tour e il suo sorriso, a volte a denti stretti, mentre da una parte sembra confliggere con quello di cui sta cantando, dall’altra gli conferisce maggiore autenticità. In ‘Fuoritempo’, pezzo tratto sempre dal disco di esordio, sul finale, i musicisti, mentre continuano a cantare la parola del titolo andranno tutti fuoritempo con i loro strumenti, regalando un momento ironico che non tutti sembreranno capire. C’è un bel pubblico comunque, attento più al live che ai loro smartphone, e di questi tempi si tratta di un fatto insolito. Al termine del concerto vorresti parlare con l’artista, chiedergli fino a che punto i testi sono autobiografici, ma preferisci mantenere il distacco e portarti a casa soltanto le emozioni di quello che è stato davvero un ottimo live, tagliato su misura per te, ma molto apprezzato anche da tutti gli altri presenti.

Andrea Lucarini

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