Colapesce + Andrea Laszlo De Simone @ Villa Ada [Roma, 30/Giugno/2018]

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Prima volta quest’anno per il sottoscritto a Villa Ada. Con stupore 15 giorni fa scopro essere di fatto questa una serata targata 42Records e che Andrea Laszlo De Simone dividerà il palco con un altro pezzo forte dell’etichetta, Colapesce. Con un po’ di rammarico, avendo avuto conferma che la band vista e amata nella data di marzo al Monk sarà di fatto la spalla del cantautore siciliano, mi accomodo sotto le alte betulle con una discutibile birra e attendo l’inizio del concerto. Aspettavo impaziente questa data estiva romana per quella che oggi ritengo essere la più ispirata realtà musicale dello stivale italico, volevo riascoltare attento quell’amalgama di voci, suoni e vibrazioni che la band torinese di Andrea Laszlo De Simone riesce a esprimere nei suoi live. Purtroppo stasera mi toccherà un set ridotto, ma comunque di grande effetto. Dopo 15 minuti di ritardo iniziano belli come il sole la loro scaletta, che anche questa volta sarà l’intero “Uomo Donna”, un disco che non finisce di stupire e che come nella migliore tradizione di sperimentazione della musica cantautorale riesce a farsi scoprire nuovo ascolto dopo ascolto. Come volevasi dimostrare il poco tempo a disposizione riduce la scaletta e dopo “Gli uomini hanno fame” il nostro annuncia l’ultimo brano, che sarà “La guerra dei baci” cantata da tutti i presenti sotto il palco, che rimangono a bocca asciutta di una “Fiore mio” chiesta a gran voce. Cambio di palco e, come da copione di quest’ultimo tour, con la classica testa di pesce di cartapesta ma con camice da prete con stola annessa ecco entrare Colapesce, che attacca una quartina dall’ultimo disco fra cui spicca una “Totale” molto coinvolgente che lascia il passo ad uno dei suoi brani più riusciti “Satellite” che di fatto chiude la prima parte del concerto. Piccolo appunto. Non capisco come nel 2018 ancora si possa trovare (mi si lasci passare il termine) provocatorio mettere in mezzo in maniera derisoria Chiesa, Dio, preti e quant’altro, soprattutto da chi non ne ha bisogno vista la bravura del saper arrivare alla gente anche solo con le proprie canzoni. Ed è con questa sensazione fastidiosa che continuo a seguire il concerto di Colapesce che tolto il camice, levata la stola ma lasciato il colletto e introdotto dalle campane suona i due brani più riusciti del suo secondo lavoro “Egomostro”, la title track e “Reale”, e poi una “Maometto a Milano” conclusa con assoli free jazz dei due sax dove ci si rende conto che inevitabilmente la nuova formazione si trova maggiormente a proprio agio con i brani dell’ultimo “Infedele”. “Segnali di vita” di Battiato cantata dal solo accompagnamento delle tastiere è di fatto il punto più intimo del suo set che scorre piacevole fino alla fine del concerto con annessa una discutibile distribuzione al pubblico di ostie. Nel bis ripesca oltre a “Maledetti italiani” cantata da tutti i presenti, tre brani dal suo primo disco chiusa da una “Bogotà” molto intensa che lascia la platea della bellissima area concerti di Villa Ada soddisfatta dal cantautore siciliano che non sarà il nuovo che avanza ma rimane pur sempre un cantautore pop capace di saper scrivere canzoni e suonarle dal vivo. Che di questi tempi non è affatto poca roba.

Marco Andreoni

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