Cody ChesnuTT @ Piazza Aldo Moro [Locorotondo, 26/Luglio/2013]

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Immaginate un piccolo paese di poco meno di 15mila anime, lì dove la provincia di Bari comincia a scivolare verso il brindisino e il tarantino. Case imbiancate dalla viva calce, stretti vicoli che si aprono in piccole piazze dominate da umili chiese che si impongono nella loro povera magnificenza. Il regno della pietra, generalmente a secco. Benvenuti a Locorotondo, uno dei borghi più belli d’Italia, nonché l’unica città al mondo ad avere un “lungomare” pur non affacciandosi sul mare: così infatti viene denominata Via Nardelli, dalla quale si ha una meravigliosa vista della Valle d’Itria, la valle dei trulli che si distende tra Cisternino, Martina Franca e, appunto, Locorotondo. Qui, in questo paese in cui passato e futuro si intrecciano con naturalezza, da nove anni si tiene una delle migliori rassegne musicali di Puglia: il Locus Festival. Un amore viscerale per la musica jazz, senza disdegnare black music, interessanti incroci con l’elettronica (qui il dj jazz Nicola Conte è di casa) e nomi di indubbio blasone. Negli anni passati, tra gli altri, si sono esibiti Esperanza Spalding, Kings Of Convenience, Aloe Blacc, Franco Battiato, Stefano Bollani, Nina Zilli, Sergio Cammariere, David Byrne, Paolo Fresu e, in un’indimenticabile ultima esibizione italiana prima della morte, Gil Scott-Heron. Un cast ricco ogni anno, un’organizzazione attenta ed impeccabile, per esibizioni quasi sempre gratuite (eccezion fatta per uno/due concerti ad annata). Per la IX edizione, invece, gli eventi saranno tutti ad ingresso libero e la location principale della rassegna sarà Piazza Aldo Moro (nome più classico per una piazza pugliese non può esserci), dinanzi alla sede del Municipio. Quest’anno, ciascuno dei tre weekend del festival avrà un suo fil rouge portante. Se per il secondo sarà il jazz italiano e per l’ultimo la musica brasiliana, per questo primo fine settimana di musica ‘o Curdùnne (il nome dialettale di Locorotondo) il tema principale sarà la musica afroamericana. Miglior inizio non poteva esserci, con il grandissimo Cody ChesnuTT, istrionico artista americano (nativo di Atlanta), noto al pubblico principalmente per la sua collaborazione con i The Roots nella celeberrima ‘The Seed (2.0.)’. La sua carriera, invero, non è stata particolarmente prolifica. Solo due album in dieci anni, ma di pregevolissima fattura: il doppio ‘The Headphone Masterpiece’ nel 2002 e, l’anno scorso, quando meno ce lo si aspettava, il fantastico ritorno con ‘Landing On A Hundred’. Due dischi che hanno consacrato la voce di Cody nell’Olimpo del soul moderno. A ragione.

Intorno alle 22 Piazza Aldo Moro comincia ad essere gremita. Scena meravigliosa: tanti signori anziani che, “all’use andìche”, portano la sedia da casa per accomodarsi in piazza ed assistere al concerto. Pubblico estremamente eterogeneo, al solito, con tanti avventori occasionali che, passeggiando per le vie limitrofe, si fermeranno attirati dalla musica. Dopo l’introduzione del critico Nicola Gaeta, può finalmente avere inizio lo spettacolo. Cody sale sul palco e indossa, come di consueto, il suo inseparabile elmetto. Ad accompagnarlo, una band di quattro musicisti (chitarra, basso, batteria, tastiere) le cui qualità strabilianti si imporranno subito dinanzi alle nostre orecchie. La scaletta è interamente incentrata sull’ottimo ‘Landing On A Hundred’. Si parte con ‘That’s Still Mama’ e subito l’ottima qualità dei suoni ci fa presagire il bello show di cui saremo spettatori. Cody si muove impossessato, ora solo col microfono, ora con la sua chitarra. Un frontman che sa coinvolgere meravigliosamente e che riesce con trasporto a far cantare un pubblico non avvezzo alla lingua inglese. Un vero e proprio trascinante animale da palco. I brani del disco vengono prolungati a dismisura da una band a dir poco tecnicamente mostruosa e da un Cody perennemente impegnato a far battere le mani o ad interagire con i presenti, i quali lo tributano con convinti applausi. ‘Everybody’s Brother’, ‘’Till I Met Thee’, la saltettante ‘Under The Spell Of The Handout’, in ordine sparso. Su ‘Love Is More Than A Wedding Day’ Cody mostra ulteriormente le sue incredibili doti vocali, con una lunga improvvisazione in cui, rigorosamente cantando, racconta di quanto adori il pezzo in questione e della sua composizione in seguito ad una lite con la donna della sua vita, nel tentativo di riconquistarla. La narrazione si perde tra meravigliosi e sorprendenti vocalizzi, tra l’acclamazione dell’ormai nutritissimo pubblico. L’affiatamento con la band è totale, non c’è nemmeno bisogno di un’occhiata: musicisti che vivono e respirano black music in tutte le sue forme. Cody scende tra la folla, mettendo alla prova i tecnici di palco, e ringrazia continuamente Locorotondo decantandone la bellezza, riuscendo nell’impresa non indifferente di pronunciare sempre perfettamente il nome del paese. ‘Where Is All The Money Going’ e ‘Don’t Wanna Go The Other Way’ chiudono il set, quando ormai l’americano ha definitivamente vinto e conquistato i presenti, anche quelli che si erano trovati a passar lì per caso. Il bis è d’obbligo: una corale ‘I’ve Been Life’, il rock’n’roll delle origini di ‘Gunpowder On The Letter’ e i conclusivi ringraziamenti di rito, rigorosamente in musica. Cody si toglie l’elmetto e si gode gli applausi a scena aperta della piazza. Un uomo umile nel suo amore per la musica, grandissimo per le sue capacità artistiche. Il tempo di scendere dal palco ed è già tra il pubblico a firmare autografi, fare fotografie, ringraziare tutti. Dovendo scegliere una delle migliori figure della black music di oggi o volendo provare a designare l’erede di Al Green, Marvin Gaye e compagnia cantante, non si può che pensare a Cody ChesnuTT: un toccasana di semplicità, capacità e dedizione. Un concerto indubbiamente memorabile, in una serata che ha fatto da ideale ponte tra il pensiero meridiano del sud-est barese e i suoni più sinceri e vivi della tradizione (afro)americana. Anche quest’anno dal Locus non possiamo che aspettarci belle sorprese.

Livio Ghilardi

(foto di Manuela Mastrangelo)

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