CocoRosie @ Villa Ada [Roma, 18/Luglio/2010]

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“Roma incontra il mondo” e Villa Ada incontra le sorelle Bianca e Sierra Casady, in arte CocoRosie. Il duo americano è arrivato in Italia per due date per presentare il nuovo album ‘Grey Oceans’, uscito la scorsa settimana e disponibile nel nostro paese su Sub/Spingo. Un sound quello di “Coco” e “Rosie” che parte dalle radici del folk americano rivisitandolo con la psichedelia e con strumenti musicali appartenenti ad altre civiltà, come ad esempio, i fiati della cultura Cherokee (della quale le due Casady sono originarie), oppure l’uso di giocattoli, carillon, registrazioni di frasi ripetute, di pianti di bambini, di clacson e di quant’altro venga loro in mente. Fondamentali le due voci: quella di Sierra/Rosie acuta, sottile, “particolare”, quella di Bianca/Coco invece, lirica, potente, profonda. È difficile incanalarle in qualche definizione, qualche critico statunitense le ha inserite nel movimento del “New Weird America” con influenze dell’hip hop. Osannate dal pubblico e dalla critica per il debutto lo-fi con ‘La Maison de Mon Rêve’ (Touch and Go/Quarterstick Records 2004). In seguito hanno spesso diviso i critici, almeno i più maliziosi, infatti, hanno visto in ‘Noah’s Ark’ (Touch and Go/Quarterstick Records, 2005) un lavoro frettoloso e dettato dalle regole del business piuttosto che dall’urgenza artistica delle autrici. Intanto però, il loro tour faceva tappe mondiali e successo di pubblico. Arriviamo intanto al 2007 e al terzo disco, ‘The Adventures of Ghosthorse and Stillborn’ (Touch and Go/Quarterstick Records), meno lo-fi dei precedenti, più pulito, maggiormente curato e con il linguaggio hip-hop che si è fatto sempre più presente e necessario. ‘Grey Oceans’ continua in questa direzione, lo stile è più affinato e maturo, e riesce nell’intento di esprimersi senza stancare.

Sul palco di Villa Ada “Coco” suona l’arpa e un organetto, “Rosie” i fiati, giocattoli e vari gingilli. Accompagnate da pianoforte, tastiera, batteria e dal beat-box MC Spleen, che conquista tutta la platea con un a-solo stupefacente di suoni, ritmi, battiti, bassi alla djeridu, il tutto con il controllo del fiato. La scaletta predilige il nuovissimo album e il precedente. Scorrono quasi senza pause, tra le altre, l’intima ‘Grey Oceans’, la sognante ‘Werewolf’, la dolce ‘Raphael’, la hit ‘Lemonade’, l’elettrica ‘R.I.P. burn face’, la ritmica ‘Smokey Taboo’, la divertentissima ‘Hopscotch’, e poi ancora la psichedelica ‘The Moon asked the crow’, una versione techno di ‘Fairy Paradise’. La potenza dei campionamenti techno e l’effetto strabiliante del beat-box avvolgono le due voci conferendole una dimensione estraniante e sognante, con la voce di Coco che trascina insieme all’arpa verso mondi abitati da elfi e fate, mentre dal suo canto Rosie conferisce un tono più metropolitano e al tempo stesso selvaggio, fatto di fiati ululanti, cimbali, percussioni ipnotiche, che trasportano verso distese di praterie e insieme verso strade metropolitane. Coco danza sensuale, completamente rapita dal ritmo, Rosie è più statica concentrata sui suoi mille strumenti. È uno stile schizoide quello delle due sorelle, e questo ammalia e coinvolge. Vien voglia di salire sul palco, abbracciarle e unirsi a loro con una caffettiera, una bottiglia, un apito… un qualunque aggeggio pur di contaminarsi con la positiva pazzia delle Casady.

Lina Rignanese

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