CocoRosie @ Villa Ada [Roma, 15/Giugno/2013]

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Dopo un finale di primavera tra l’invernale e l’infernale, capace di costringere gli organizzatori di eventi all’aperto a far slittare le inaugurazioni per motivi atmosferici, arriviamo all’apertura della XX edizione di “Roma incontra il mondo” con un po’ di timore, dovuto al rischio dell’ennesima precipitazione fuori stagione. Per fortuna il clima, dispettoso ma buongustaio, decide di presentarsi mite e non disturbare la serata di apertura di uno degli eventi più attesi dell’estate romana. Villa Ada è uno dei polmoni verdi più suggestivi della città ed il suo laghetto la cornice ideale dove trovare svago di qualità, a patto, ovviamente, che la bella stagione si dimostri tale. Giunti verso le 22 all’ingresso di Via di Ponte Salario, notiamo una coda al botteghino che mai ci saremmo aspettati, ma la praticità degli addetti alla biglietteria ci permette di entrare presto in possesso del nostro tagliando d’entrata e varcare finalmente la soglia della location in cui assisteremo al primo evento musicale sotto le stelle nel 2013. Quest’anno lo spazio è stato rinnovato grazie alla collaborazione dell’artista torinese Michelangelo Pistoletto che ha progettato per il festival i luoghi dello “stare e del comunicare”, tutti costruiti in materiali di bio-architettura e sostenibili. L’area risulta inoltre impreziosita da scritte al neon che interpretano la frase Love Difference nelle quattro lingue più utilizzate al mondo e speriamo che nessuno si lamenti per una presunta esterofilia, vista l’assenza dell’italico idioma.

Mentre ci guardiamo attorno, affascinati dalla location, notiamo salire sul palco Nomi Ruiz, cantante transgender di Brooklyn che forse qualcuno di voi ricorderà nella parte vocale di tre brani del primo omonimo album degli Hercules & Love Affair. Sola sul palco, l’opening act di serata canterà su basi musicali pre-registrate e talvolta in playback, ma in compenso, per tutta la mezzora abbondante in cui sarà on stage, non smetterà di ballare e di alleggerire il suo look, in verità già molto minimal al momento della sua apparizione iniziale. Quando annuncerà l’ultimo dimenticabile brano, unico nel quale utilizzerà uno strumento musicale (la chitarra) oltre alla sua voce, verrà sommersa dal pubblico con un applauso più ironico e liberatorio che di effettiva stima. Nella mezzora che separerà l’uscita di scena di Nomi dall’entrata delle headliner di serata, ci dedicheremo alla visita degli stand eno-gastronomici (con particolare attenzione alla parte eno) e della libreria, fino a che la spasmodica attesa di conquistare una postazione degna dalla quale assistere al live non ci riporterà tra la folla assiepata sotto al palco. Come d’abitudine, appena presa posizione, daremo un’occhiata alle nostre spalle per verificare la cornice di pubblico che, in questa occasione, supererà di molte unità le nostre aspettative, visto che oltre al parterre il pienone riguarderà anche la parte centrale dell’area, per intenderci quella disseminata di tavolini e sedie in quantità industriale.

Qualche minuto dopo le 23 le CocoRosie faranno finalmente la loro apparizione sul palco: Sierra con una mise composta da un abito nero corredato da una collana di luci dorate simil-natalizie, Bianca invece con un cappello da baseball viola su un look talmente difficile da interpretare da poterlo descrivere solo come “complicato”. L’eccentricità nel vestire delle due sorelle non sarà però uno specchietto per le allodole atto a distrarre il pubblico da una performance piatta, bensì il giusto accompagnamento per l’eclettismo sonoro che le porta da sempre a miscelare folk, elettronica, hip hop e lirica, e vi assicuriamo che senza molta fatica queste etichette potrebbero diventare almeno il doppio. Questo mini tour italiano (tre tappe: Milano, Roma, Modena) è stato fissato per presentare al nostro pubblico l’album ‘Tales of a GrassWidow’, uscito il mese scorso per City Slang e registrato tra quattro diversi continenti, risultandone ovviamente influenzato in alcune atmosfere, ma apparso fin da subito più pop e meno sperimentatore rispetto ai precedenti episodi. Le Casady si presenteranno accompagnate da tre elementi che si integreranno con loro dando vita ad una pazzesca esperienza sonora. Nel corso del live udiremo Sierra usare l’arpa, Bianca il flauto ed un megafono, mentre gli altri strumentisti si cimenteranno con basso, trombetta, piano, tastiere, drum machine e nel caso del beatboxer, quello da noi volgarmente chiamato rumorista, la propria voce, utilizzata per riprodurre suoni propri di vari strumenti. Verso metà scaletta sarà proprio lui a prendersi il centro della scena, mostrandoci per circa cinque minuti tutto il campionario di sonorità che è capace di tirare fuori semplicemente modulando le sue corde vocali. Per la cronaca, assisteremo a cose che non credevamo neanche lontanamente possibili ed il pubblico, dapprima diffidente, si scioglierà fino a tributargli un lungo e meritato applauso. Tra i brani più apprezzati non possiamo certo dimenticare ‘After The Afterlife’, con intro di flauto da parte di Bianca che accoppiato alla voce lirica di Rosie ci regalerà la sensazione di essere dentro a una fiaba: d’altro canto gli elementi, dal lago incantato alla pifferaia magica, sembrano proprio esserci tutti. La dimensione delle CocoRosie è tutta qui, un live estivo all’aperto e la totale attenzione alle loro sperimentazioni sonore, non un album messo distrattamente nell’autoradio mentre si guida tra i rombi delle Harley e i rumori della strada. Per l’esecuzione di ‘Beautiful Boyz’, nostro brano favorito nell’opera omnia delle Casady, rientrerà sul palco, prendendo posto tra le due sorelle, Nomi Ruiz, che avrà un ruolo marginale nel pezzo e che dimostrerà una volta di più la sua pochezza vocale, specie se rapportata a quella di Bianca, donna della quale voce ci innamoreremmo anche se ci importunasse telefonicamente alle 7 del mattino per venderci un’enciclopedia. Dopo un’ora e un quarto di spettacolo, perché di questo si è trattato, le ragazze saluteranno utilizzando una serie di vocaboli italiani imparati nelle loro ripetute “visite di lavoro” nel nostro paese e tenteranno di lasciare il palco definitivamente. Ma il grande entusiasmo del pubblico, deciso e compatto nel chiederne ancora, otterrà l’esecuzione di quello che probabilmente possiamo definire come il brano più emozionante della serata, quel ‘Teen Angel’ che ci spingerà a mandare un messaggio di ringraziamento a chi ci aveva consigliato di presenziare a questo live. Tornando verso la macchina cerchiamo di trovare qualche band che abbia qualcosa di simile alle CocoRosie, ma non ci viene in mente nulla. Anzi sì, in Italia ci sarebbero quelle due sorelle che hanno appena annunciato il loro ritiro dalle scene. E poi dici che uno diventa esterofilo…

Andrea Lucarini

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