CocoRosie @ Circolo degli Artisti [Roma, 6/Aprile/2007]

488

Parlare di un concerto delle CocoRosie, o meglio delle sorelle Casady, senza usare parole come, magia, hip hop, Anthony And The Johnsons e gioco, beh non credo sia molto facile e personalmente non è un “gioco” che mi interessa fare. Detto ciò è iniziata da qui, Roma, la tournee europea del duo americano, il perché non lo so, né credo abbia un senso saperlo ma è stato bello essere lì, nonostante le impasse di scaletta, nonostante ovviamente più di una cosa da rodare, ma il duo c’è. Passando sul palco tra mosse hip hop, Bianca, quella con la vocina da Chipmunks e autentico divertimento (presente i ragazzini portati al parco) della sorella Sierra, la voce lirica delle due, quindi slittamenti di canzoni, rispetto al prospetto iniziale e accordi presi lì sul palco (tipo time out di squadra di pallacanestro), per un saccheggio dell’ultimo “The Adventure Of Ghosthorse And Stillborn”, che prima del concerto era un album innocuo e sottovalutabile e dopo l’ora e venti scarsa era un album da avere. Sì perché essenzialmente un concerto grosso lo si riconosce se poi, alla fine le canzoni che in una certa maniera non ti avevano impressionato dopo si corre ad ascoltarle. E così è stato, la corsa per riascoltare “Japan”, autentica punta dell’iceberg del tutto con “Rainbowarriors”, in chiusura, o una versione estraniata di “By Your Side”, iniziata acustica e finita in climax trip hopeggiante, aiutate dalla grandiosa e sfigatissima groovebox umana che si sono portate sul palco a fare loro da ritmi (in poche parole uno sfigato e occhialuto francese con montatura di occhiali nera e cappelletto in testa che con la bocca e il microfono ha fatto funzionare il tutto e sembrava di essere a New York, come nei film di Spike Lee), oppure “Terrible Angels”, richiesta e immediatamente eseguita. Un concerto che è stato metà concerto da camera metà marciapiede, così come in parte sono le CocoRosie, anche su disco, un gruppo necessariamente da rivalutare dopo un live così, ripeto, anche se poco rodato e sbocconcellato. Ma essenzialmente perfetto e tondo nel suo essere incompleto. E alla fine dopo una sudata per un catino pieno di gente e di tante mucche ascoltate dagli altoparlanti ti viene da dire che forse è il caso di volere bene a due persone in più nel mondo dell’indie. E se mentre esci senti qualcuno dire Joanna Newsom viene da dire, Joanna chi??

Giorgio Palumbo

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here