Club To Club: questione di stile

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“Sembra Berlino, invece è Torino”. Mai titolo di un quotidiano fu più azzeccato. Piazza Castello è il punto che forse amo di più di questa città. Che fortunatamente non è Milano, che fortunatamente non è Roma. La cioccolata calda sorseggiata tra il profumo del legno antico di Baratti & Milano è una delle esperienze di vita più intense che si possano fare in età adulta. Subito dopo viene il Club To Club. La più importante manifestazione musicale italiana. Break sull’iniziale aura romantica e subito efficace banalizzazione a sottolineare il valore di un gioiello. “Silvia non voglio un report convenzionale, non mi interessa la cronaca dettagliata di ogni singola esibizione… quel festival è qualcosa di più”. Sono partita per Torino con queste parole scritte in grassetto sulla Moleskine rossa. Il “capo” ha sempre ragione. E mai come in codesta occasione. Del resto ho sempre pensato fosse impossibile raccontare la musica “elettronica” al pari degli altri generi. E non solo per l’evidente uso dissimile della “strumentazione”. Perchè è come mettersi in viaggio, prendere appunti, emozionarsi, riempire l’anima. Da Brera a Torino impiego miracolosamente poco meno di un’ora e mezza. Cinque giorni per definire l’edizione numero 14. Che da subito diviene senza ombre e senza dubbi l’edizione regina. Mi han detto di andare a Via Bisalta (“non te ne pentirai”), all’AC Hotel, un ex-pastificio restaurato (parliamo degli inizi del ‘900) che sarà l’epicentro della manifestazione. C’è tempo però per i “simposi”. Voglio prima godermi la città e cambiare vestito. L’Hotel a tante stelle non è distantissimo dal Lingotto, altra location deputata come l’intramontabile Hiroshima Mon Amour, il Teatro Carignano e il multietnico San Salvario. Da far girare la testa. Padiglioni, stazione metro, sale rosse, Red Bull (#redsauna), Absolut Symposium, lo spettro di Andy Warhol, Carlos Casas, l’uomo ovunque Nico Vascellari, l’eleganza senza tempo del maestro Franco Battiato (il finale di show è da tramandare ai posteri), #Berlinwall25, la novità Talaboman, laser e sudore, maschere e world music (almeno se si pensa all’elevato numero di paesi rappresentati al C2C14), Caribou supremi e superiori, il sabato giorno di festa (appena appena terminato), Luke Vibert nel cuore, la “supertrance” di Lorenzo Senni prima di correre senza un perchè da SBTRKT (il punto più basso e noioso), resistere a Sascha e tornare infreddolita in albergo. In mezzo tanta gente. Tanti visi, tante barbe, tanto mestiere, tanta operosità, tanta passione, tanta professionalità. Non scatto mai foto ma ne avrei volute per metterle in bacheca, non certo in cucina, ma nel piccolo salone a fare bella mostra. Torino è già sveglia. Il Club To Club continua. Sotto mi aspettano cappuccino, croissant e se non chiedo troppo anche una spremuta di arance agre (non è ancora stagione per quelle dolci). Le luci di Berlino che ricordano la libertà sono le stesse di questa Torino. La Mitteleuropa, il vanto. Un applauso, un applauso, un applauso. Un’ovazione.

Silvia Testa

Foto Caribou da: Club To Club Festival

1 COMMENT

  1. Bellissimo, tanta invidia, sarei venuto anche solo per showcase Battiato-Ninos-Casas ma purtroppo non mi è stato possibile.

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